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Per il secondo spettacolo del neonato Teatro F.OR.MA di Bari è stato scelto un astro nascente della musica italiana: Malika Ayane. La popolarità crescente della cantante ha comportato la necessità di due concerti nella stessa serata, registrando il tutto esaurito.
Malika si è affermata nel corso del 2008, quasi in sordina, con un brano entrato d’autorità nei circuiti delle radio private, “Soul Waver”, cantato in inglese. La voce particolare, la raffinatezza dell’arrangiamento, la delicatezza di un’interpretazione soft e delicata, pacata e distensiva, destarono molto interesse, creando però non poca difficoltà in chi cercava di capire a chi appartenesse quella voce, vista la particolarità del nome.
Malika Ayane ha 26 anni ed è nata a Milano. Suo padre è originario del Marocco: dunque lei è uno splendido esempio di integrazione razziale nel nostro Paese, un esempio di cui tutti dovrebbero tenere conto. Vista la sua propensione per la musica, i genitori si premurarono di farla studiare al conservatorio “Giuseppe Verdi”. Lo strumento prescelto fu il violoncello, che certamente è uno dei meno gettonati, ma sta a definire in chi lo suona una spiccata sensibilità d’animo.
Al conservatorio Malika ci resta sei anni e contemporaneamente canta nel coro delle voci bianche del Teatro Alla Scala. Con queste credenziali viene notata da Caterina Caselli che, con il suo fiuto, le propone di incidere un disco. Come per incanto intorno a questa produzione si scatena un circuito straordinario di creatività: Pacifico le scrive due pezzi splendidi, “Soul Waver” appunto e “Controvento”; “Perfetta” gliela scrive Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, mentre Paolo Conte, che è semplicemente entusiasta, compone “Fandango”; Vincent Mendoza, famoso direttore d’orchestra con esperienze nel jazz, cura un paio di arrangiamenti. Su tutti c’è la figura di Ferdinando Arnò, cha lavora a piene mani per realizzare un prodotto che si rivela uno dei migliori dischi dell’anno (è sua la “Feeling Better” che impazza ancora adesso negli spot della tv). Arriva così la ribalta sanremese del 2009, nel settore dei giovani.
Malika canta “Come foglie”, splendido brano scritto ancora da Sangiorgi e cantato sul palco insieme con Gino Paoli. Malika non vince, ma convince. A Sanremo è importante esserci: se le qualità ci sono e la giuria è distratta, qualcun altro se ne accorgerà.
Oggi Malika Ayane è una certezza: a febbraio la ritroveremo a Sanremo fra i big con la canzone “Ricomincio da qui”.
Malika ha una voce inconfondibile, di quelle che si riconoscono fin dalle prime note. E’ una voce piena e rotonda, con profonde inflessioni soul e qualche piccolo graffio all’occorrenza. L’estensione vocale, notevole, è sempre dietro l’angolo, pronta ad emergere. Lei dice di ispirarsi a Billie Holiday e le piacerebbe cantare con Elvis Costello, ma ascoltando la sua voce, al sottoscritto viene in mente Macy Gray come termine di paragone. La sua impostazione naturale è il soul, un soul sui generis calato nella realtà italiana, tanto da essere definito “nu-soul”.
Ma soprattutto è quel qualcosa che solo i neri hanno e possono avere, quella predisposizione per la musica che è innata e viene dalla lontana madre Africa, unita ad una squisita sensibilità che pure è dote naturale. Così le interpretazioni di Malika sono raffinate, hanno una sottile cultura interiore che fa cogliere emozioni particolari, che solo il timbro della voce è capace di dare.
Il concerto è durato poco più di un’ora. Sono state eseguite quasi tutte le canzoni del primo album, in italiano e in inglese: Malika al centro del palco, di nero vestita, con tutta la seriosità di cui è capace una ragazza di 26 anni.
Molto feeling alla ricerca di una classe ancora da consolidare. C’è da vedere quanto e come il suo istinto, la sua vocazione, saranno imbrigliati e orientati dal business. La libertà, nel mondo discografico, è un valore aggiunto che bisogna sapersi conquistare.
Alcune delle canzoni che faranno parte del nuovo disco, che uscirà alla fine di febbraio, eseguite nel corso del concerto, hanno un marchio pop-rock non proprio in linea con la precedente produzione. Alcune forzature fanno pensare a un lavoro messo in piedi con una certa urgenza. E chi si aspettava di ascoltare classici del jazz è rimasto un po’ deluso. Ma quando nell’unico bis Malika ha cantato “Under My Skin”, resa famosa da Frank Sinatra, più di uno spettatore ha tirato un sospiro di sollievo. Era un omento atteso.
Nella band ha dominato l’elettronica, dalla chitarra al basso, dalle tastiere al violoncello stesso, strumento onnipresente in tutte le canzoni, anche in studio. E allora viene legittimo chiedersi cosa sarà quando Malika canterà solamente accompagnata da un pianoforte e un contrabbasso.
Giorgia da un po’ ha smesso di emozionare, Malika ha appena cominciato.
Gianfranco Morisco
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