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	<title>E-zine &#187; Osce(no) #4/11</title>
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	<description>Il gusto del bello</description>
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		<title>Bruttezza in due stadi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 11:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Nicolai</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E’ ovunque. L’IKEA, massima espressione del non-italico (e che, quindi, ci piace), ha sfornato la réclame con la coppia gay. Come diceva Bertrand Russell, per “comprendere una teoria di pensiero è necessario aderirvi ciecamente, per poi...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ ovunque. L’IKEA, massima espressione del non-italico (e che, quindi, ci piace), ha sfornato la réclame con la coppia gay.<br />
Come diceva Bertrand Russell, per “comprendere una teoria di pensiero è necessario aderirvi ciecamente, per poi distaccarsene”: io ho voluto aderire perfettamente per un attimo al Giova(nardi). Ma poi ho finito per distaccarmi da ben 2 teorie: l’ovviamente pleistocenico pensiero dell’Onorevole minuscolo e quello dell’Ichea o chi per lei (mi dicono che in Svezia difficilmente si potrebbe vedere una pubblicità simile).<br />
Anzitutto, una considerazione stilistica: la “toscanata” (da Oliviero) è ormai messa al bando persino nei centri sociali, e già qui, essendo il pubblicitario (medio) qualcuno che segue il volere popolare, il tema scandalosistico è poco di moda (in Italia non sono mai piaciute le pubblicità-progresso “finto UK”, con i malati di Aids tipo birilli falciati dalla boccia).<br />
Ma a me ‘sti due ragazzi messi così, oltretutto da soli, fanno tanto “caso limite”, come per dire “Oh, guardate che facciamo entrare tutti eh? Ma proprio TUTTI! Pure QUESTI”.<br />
In un mondo dove una coppia (coppia e basta) è la normalità, se non altro avrei gradito un gruppo di coppie, piuttosto che loro due, che paiono due appena arrestati nel limbo di un ascensore della questura. Una forzatura piuttosto retrograda, anche nel suo voler essere attuale: forse però c’è un cercare di arrivare al pensiero medio italione, e l’italione non avrebbe notato una coppia di maschi in mezzo a un gruppo: “vabbe’”, avrebbe pensato, “due amici: uno è l’amante della tettona a destra e l’altro il segretario di quello a sinistra.”<br />
Cioè, pensato: nemmeno notato.</p>
<div class="clear">&nbsp;</div>]]></content:encoded>
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		<title>Oscenità relative</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Mastromatteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>
		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Osceno?!? Ci può essere un termine più soggettivo, irrazionale e liberamente interpretabile di questo?!? Fa il paio con obsoleto o astruso, forse temi per altri articoli 'a tema'. Il significato di oscenità, proveniente dal latino obspenus, è...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="colonna2 marginedx floatleft"></div><div class="colonna2 marginedx floatleft"><p>Osceno?!? Ci può essere un termine più soggettivo, irrazionale e liberamente interpretabile di questo?!? Fa il paio con obsoleto o astruso, forse temi per altri articoli &#8216;a tema&#8217;. Il significato di oscenità, proveniente dal latino <em>obspenus</em>, è &#8216;dichiarazione o azione che offende la morale comune, che provoca orrore o repulsione, che è proibita&#8217;. Già il significato letterale apre un mondo di interpretazioni, che vanno da quella di  &#8216;morale comune&#8217; a quella di &#8216;proibito&#8217;. Si potrebbe entrare nei meandri dell&#8217;inconscio collettivo, nella psicoanalisi sociale più ardita, nell&#8217;esplicitazione dei tabù individuali e di gruppo di intere civiltà. Su questi argomenti decine di abili dotti hanno sparso fiumi d&#8217;inchiostro, giungendo, guarda caso, a conclusioni spesso contrastanti e a loro volta abbondantemente ridiscusse, fatto secondo me inevitabile con una materia così scivolosa e mutevole. Tuttavia, se si vuole parlare di osceno, non si può prescindere da trattare il concetto di morale e di moralità e discutere dei dispensatori di quest&#8217;ultima, il che riempirebbe pagine e pagine web senza giungere a molto. Basta dare un&#8217;occhiata a un articolo di fondo de <em>&#8221;La Repubblica&#8221;</em> (<a href="http://www.repubblica.it/">http://www.repubblica.it/</a>) o al sito del Vaticano (<a href="http://www.vatican.va/phome_it.htm">http://www.vatican.va/phome_it.htm</a>) per farsene un&#8217;idea.</p>
<p>Del resto chi può giudicare e come si può giudicare se un oggetto, un&#8217;azione, una rappresentazione o una vita sono osceni o morali? Civiltà e popoli diversi hanno idee molto diverse su cosa è osceno, su cosa è proibito, su quali limiti porre ai propri desideri e aspirazioni. In determinati momenti storici, una stessa società può mutare il proprio concetto di oscenità, per i più vari motivi, non ultimo quello politico. Addirittura da un individuo all&#8217;altro della stessa società ciò che è ritenuto osceno risulta essere un elemento variabile dettato da valori, credenze, emozioni e cultura non omogenee. Quindi pretendere l&#8217;esistenza di un giudice supremo dell&#8217;oscenità appare pretestuoso. Esiste piuttosto un sentimento diffuso, una largamente influenzabile pubblica opinione che detta il confine tra ciò che è lecito e illecito, tra ciò che è buono e cattivo. La cosiddetta morale comune, a cui tanti commentatori dei fatti di costume quotidiani fanno spesso riferimento. Ma come si fa a dare un confine e una regola a questa morale comune? È impossibile! Gli interventi legislativi al riguardo fanno solo sorridere. </div><div class="colonna2 floatright">È come voler trattenere un corso d&#8217;acqua con la carta da giornale: per un po&#8217; la diga tiene, ma presto è travolta dai cambiamenti dei modi di pensare e dei comportamenti della gente. Maggior successo nel fornire regole e giudizi sul tema lo hanno avuto nel tempo le autorità religiose, i cui precetti e dogmi in genere non ammettono flessibilità sui temi riguardanti bene e male. Solo che nuovamente religioni diverse la vedono diversamente sul tema della moralità e quindi dell&#8217;oscenità. Un cristiano, un ebreo, un musulmano, un induista e un buddista ad esempio difficilmente potranno mai trovarsi completamente d&#8217;accordo su un tema del genere. Basti pensare al modo in cui sono trattati bambini e adolescenti dalle varie religioni e dai loro sacerdoti per capire cosa intendo. Si va da varie mutilazioni più o meno sacre (circoncisione, infibulazione) a vari riti di iniziazione a carattere manifestamente vessatorio (penitenze, punizioni) e spesso sessuale. Morali? Questione di fede!</p>
<p>In realtà, nella nostra società dei consumi occidentale apparentemente ben poco sembra ormai essere ritenuto osceno, tanto sono ormai ottusi i nostri sensi ai presunti valori fondanti dell&#8217;umanità e alla realtà del mondo che ci circonda. A tal proposito, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_universale_dei_diritti_umani">http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_universale_dei_diritti_umani</a>) resta una meravigliosa utopia un po&#8217; ipocrita di fronte ai comportamenti avidi ed egoisti di così tanti membri dell&#8217;umanità stessa o quantomeno di coloro che la governano. Se si spende così tanto tempo e denaro a preoccuparsi dei diritti dei cani da passeggio, delle corna di questo o quel personaggio pubblico o delle cure per sempre più diffusa obesità, mentre altrove si muore e si soffre per la fame, le torture, le esecuzioni sommarie, le guerre insensate, queste sì evidenti oscenità, allora ci manca davvero la  capacità e la volontà di essere morali. In un certo senso siamo tornati a essere o siamo rimasti quello che la natura ci ha fatto, predatori dei nostri simili e del pianeta, diretti verso l&#8217;autodistruzione. <em>&#8220;EAA, giù per la discesa, dritti verso il burrone, ormai nessuno ci può fermar!(…) EAA, gli altri continuano a intonare cori, non si sono ancora accorti di niente, e continuano a cantar!&#8221;</em> (<a href="http://www.angolotesti.it/E/testi_canzoni_edoardo_bennato_1917/testo_canzone_eaa_56036.html">http://www.angolotesti.it/E/testi_canzoni_edoardo_bennato_1917/testo_canzone_eaa_56036.html</a>)</p>
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		<title>Il coraggio dell’oltraggio</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Km0 Laboratorio d'Architettura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>
		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>" La bellezza del corpo è tutta nella pelle. In effetti se gli uomini vedessero ciò che sta sotto la pelle, le sola vista delle donne gli riuscirebbe nauseabonda: questa grazia femminile non è che suburra, sangue, umore, fiele. Considerate quello...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="colonna2 marginedx floatleft"></div><div class="colonna2 marginedx floatleft"><p>&#8221; La bellezza del corpo è tutta nella pelle. In effetti se gli uomini vedessero ciò che sta sotto la pelle, le sola vista delle donne gli riuscirebbe nauseabonda: questa grazia femminile non è che suburra, sangue, umore, fiele. Considerate quello che nasconde nelle narici, nella gola, nel ventre … E noi che non osiamo toccare anche solo con un dito il vomito o il letame, come possiamo dunque desiderare di stringere nelle nostre braccia un sacco di escrementi? &#8221;</p>
<p><em>Eco, U. ( 2010 )  Il cimitero di Praga, Milano,  Bompiani</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&#8221; And I swear that I don&#8217;t have a gun<br />
No I don&#8217;t have a gun &#8221;</p>
<p><em>Nirvana (1991)  Come as you are, nevermind, Geffen Records</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&#8220;Finalmente la vedo in faccia. Labbra zuppe di rossetto rosa, gli occhi contornati da una matita nera e sulle palpebre due mezze lune celesti, apre bocca per ingurgitare un sorso di birra e le mancano due denti davanti. Orribile, talmente orribile che ne rimango affascinato. Cos’è che mi attraeva di quell’essere abominevole?</p>
<p>Perché le ragazze che mi passano accanto, magre, perfette, vestite con gli abitini giusti, la frangetta, gli occhialoni e le scarpe abbinate alla borsetta non mi fanno lo stesso effetto?</p>
<p>Possibile che un mostro vestito male mi piaccia più di una fighetta all’ultima moda?</p>
<p></div><div class="colonna2 floatright">Il rischio. Il rischio, ecco cosa mi attrae. La posta in gioco del mostro è imparagonabile alla posta in gioco delle centinaia di fighette che passeggiano sui navigli. Se non ti smascheri, se non perdi la faccia, se non rischi quello che sei, non sei.&#8221;</p>
<p><em>Timi,F. (2010) &#8220;Non mi fido di un cuore senza cicatrici&#8221;, D la Repubblica n.699 </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Sono un malato ….Sono un malvagio. Sono un uomo odioso.&#8221;</p>
<p><em>Dostoevskij, F. (1975) Ricordi dal sottosuolo, Milano, Rizzoli Editore</em></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>&#8220;Non sarebbe meglio, più che accanirsi a ricercare colpevoli e mostri, prendere coscienza del fatto che ognuno di noi è responsabile di ciò che accade nella nostra e nell’altrui vita? Che il deviato, il mostro che cerchiamo fuori è innanzi tutto dentro di noi? Ma che anche l’essere illuminato che si ribella a  tutto questo è dentro di noi? Forse questa coscienza lucida ci farebbe trovare una nuova, più libera, più profonda, vera spiritualità.&#8221;</p>
<p><em>Delbono, P. (2007) &#8220;Ricordo la ragazza straniera vestita di bianco&#8221;, D la repubblica n. 549 </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Grazie a:<br />
<em>Vittorio Alberti, Paolo Astorri, Arianna De Chiara, Luca Guerra, Venelin Kondov, Lara Lanini, Elly Nagaoka, Andrea Ricci, Stefano Rechichi, Katia Scarioni</em></p>
</div><div class="clear">&nbsp;</div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte dell&#8217;osceno</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Viviana Minori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>
		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Osceno, pornografico, scurrile; quante volte ci è capitato di ascoltare parole di questo tipo? Tante forse troppe, anche perché, a parte casi limite, l’oscenità è soggettiva. Di fatti osceno può riferirsi ad una pratica che offende il pudore...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="colonna2 marginedx floatleft"></div><div class="colonna2 marginedx floatleft"><p>Osceno, pornografico, scurrile; quante volte ci è capitato di ascoltare parole di questo tipo? Tante forse troppe, anche perché, a parte casi limite, l’oscenità è soggettiva. Di fatti osceno può riferirsi ad una pratica che offende il pudore pubblico, invade il proprio spazio intimo e personale, ma anche una parola, una frase che, pronunciata in una particolare occasione, può apparire fuori luogo, imbarazzante: oscena. Certamente spesso, nel pensiero comune, l’associazione che viene immediata è quella con la pornografia; un tema, questo, che ha sfaccettature tra le più varie e delicate.</p>
<p>È necessaria una considerazione a margine dei successivi sviluppi: l’osceno non è invenzione della modernità, è sempre esistito, solamente che in altre epoche la morale dominante era diversa e quindi diverso era il senso del pudore: se solo pensiamo all’arte vediamo come il pudore spesso ha condizionato il tocco dell’artista, comprendo le nudità della figura proposta; sappiamo quanto dissonante nel passato sia stato il rapporto del nudo, e quindi dell’osceno, con le figure prettamente religiose, intoccabili. Ma veniamo al punto del discorso: osceno è solo nudo, pornografia? Certo è che il proibito ha sempre esercitato un fascino non da poco sull’uomo (e la donna); spingersi oltre i confini della moralità, dello spirito perbenista, equivale ad una dose di adrenalina. Lo fu gia nei locali notturni della Parigi borghese di fine Ottocento, con il sacro/profano –dipende dal punto di vista dell’osservatore- Moulin Rouge, luogo di perdizione che sfidò il conformismo che pullulava tra le acque della Senna. Forse è una tendenza tutta popolare quella di ricercare luoghi osé per evadere dalla quotidianità che spezza ogni tipo di creatività. E forse è proprio la creatività a generare l’osceno: sei osceno se sei fuori dagli schemi.. Se fino all’immediato dopoguerra era osceno persino mostrarsi in pubblico con una gonna sopra il ginocchio, e sappiamo quanto scandaloso sia stato l’uso della minigonna,  ora si parla di mercificazione del corpo femminile che viene costantemente mostrato nel suo lato più ovvio, banale: nudo La nudità non ha un valore di per sé pornografico, è l’uso che ne viene fatto che potrebbe imbarazzare chi lo guarda: se l’osservatore è costretto a distogliere lo sguardo perché disgustato forse è possibile attribuire una valore negativo alla figura proposta, ma se il nudo viene mostrato quale elemento celestiale, casto e giocoso non vedo dove si rifugi un sentimento perverso. </div><div class="colonna2 floatright">Molte sono le icone, vicine o lontane, che hanno giocato sulla sensualità senza mai apparire pornografiche: Pin up e ballerine di Burlesque che mostrano il loro corpo, più o meno svestito, ammiccando all’ammiratore, o danzano in modo più  o meno parodistico, ma mai volgare. Se ci capita di osservare una statua, un dipinto, una fotografia –insomma un’opera d’arte- raramente pensiamo che il fine ultimo dell’artista sia stato quello di provocare una reazione di sconcerto: se vediamo un bronzo di Riace o una qualsiasi figura di nudo di Gustav Klimt siamo quasi affascinati da quei corpi statuari, armonici o cadenti ma simbolici e fortemente comunicativi; se al contrario sfogliamo una qualsiasi rivista d’arte contemporanea o assistiamo alle performance di artisti coevi che puntano alla provocazione attraverso l’uso del corpo –spessissimo senza veli e con tratti ermafroditi- potremmo affermare che alcuni si spingono, volutamente o meno, sul limite dell’oscenità, della volgarità. La morbosità del particolare, del maltrattamento del corpo può essere pornografico, nel suo senso più generico del termine, ma non occorre ricercare esempi eclatanti nel mondo dell’arte, anche perché se arte è come tale deve essere interpretata, ma semplicemente compiendo azioni tra le più meccaniche e banali: accendiamo la televisione ed ecco il primo spettacolo osceno, la donna che per apparire è disposta ad eguagliare la bellezza della Barbie, oppure uscendo per strada, dove di morbosità e oscenità ne esistono a iosa. Ma torniamo un momento all’arte che, in questo caso, funge da lente di ingrandimento per il fenomeno in questione; la moralità è un perno fondamentale per la lettura della macchina dell’osceno perché meno morale c’è nel nostro sguardo e meno osceno appare l’oggetto. Due artisti contemporanei, Dinos &amp; Jake Chapman, in una intervista rilasciata qualche anno fa hanno affermato che in Italia, a differenza della Germania, hanno avuto problemi per la diffusione delle loro opere a causa delle complicazioni morali che impediscono l’apprezzamento delle stesse; questo si lega perfettamente con quanto detto, a riprova del fatto che la morale è un’arma capace di rendere oscena una figura che in altre culture viene accettata per quella che è. Morale, sessualità, pornografia e oscenità sono termini che, in modi diversi, ci mostrano le sfaccettature più varie –e violente- del mondo non necessariamente materiale, ma anche immaginifico e psicanalitico: tutto ha un significato, anche la più perversa figura che ci inquieta, ma in fin dei conti è pur sempre una figura.</p>
</div><div class="clear">&nbsp;</div>]]></content:encoded>
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		<title>Giorgia senz&#8217;acca</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Fiorletta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numeri]]></category>
		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#60;&#60;S'è fulminata un'altra lampadina&#62;&#62; Esther, andirivieni nel corridoio e crema agli estratti di betulla da spalmare sulle mani, perché la primavera, quest'anno, è arrivata di soppiatto, e il freddo ancora screpola la pelle, quella...</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="colonna2 marginedx floatleft"></div><div class="colonna2 marginedx floatleft"><p>&lt;&lt;S&#8217;è fulminata un&#8217;altra lampadina&gt;&gt;<br />
Esther, andirivieni nel corridoio e crema agli estratti di betulla da spalmare sulle mani, perché la primavera, quest&#8217;anno, è arrivata di soppiatto, e il freddo ancora screpola la pelle, quella più tenera, fra gli interstizi delle dita poco affusolate.<br />
&lt;&lt;Se non fosse per quel pollice&#8230;&gt;&gt;  la punzecchia Giorgia, stesa in pantofole di spugna da novella Messalina del-giorno-dopo, sul divano in overdose di acari e taffetà, uno spicchio di mela verde fra i denti intorbiditi dal tabacco.<br />
&lt;&lt;Bisogna ricomprarle, senza luci &#8216;sto specchio pare &#8216;na cornice di gomma&gt;&gt;<br />
Esther mette in tasca la mano sinistra, quella con il pollice valgo. Riflesso condizionato.<br />
I jeans  le sono diventati addosso troppo aderenti per restituire al gesto quella necessaria naturalezza che, no, la tapina non riusciva mai a sfoderare davvero, tantomeno al cospetto dello sguardo finto-trasognato della cuginetta tutto pepe con la quale divideva l&#8217;appartamento.<br />
&#8216;Cuginetta&#8217;, poi, più grande di due anni, perennemente a un passo da una laurea fatiscente, sempre a un tiro di schioppo da una certa esclusivissima scuola di specializzazione, granitico fuscello passibile di ontologiche variazioni sui generis, ad ogni quarto di sole.<br />
&lt;&lt;M&#8217;ha detto un mio amico geriatra che secondo lui dovrei fare l&#8217;igienista dentale&gt;&gt;<br />
aveva esordito Giorgia la settimana scorsa, inzuppando i frollini nella camomilla ardente<br />
&lt;&lt;Dice che così poi hai tempo di fare pure altro, tipo palestra, uscire&#8230; Ché lui mi conosce, io tutto il giorno dentro a un ospedale&#8230;cioè, mi ci vedi? naaah&#8230;&gt;&gt;<br />
Pure Esther, in ospedale non c&#8217;andava mai, quantomeno non per dieltto.<br />
Preferiva un cinema defilato, piuttosto, come quella sera (magari avesse potuto!) che avrebbero dato un filmone, dice pluripremiato e sincopato dalla balbuzie dell&#8217;orrido protagonista, un fotomodello scandinavo con le occhiaie alla James Dean.<br />
&lt;&lt;&#8217;nzomma, cheffài oggi, Gggiò?&gt;&gt;, il tubetto della crema non si avvita mai completamente, continua ad insinuarcisi dentro quel tanto così di ossigeno, a formare una patina corticale di un bluastro rappreso, tipo come il dentifricio al lampone del dicount, &lt;&lt;Ecchècc..&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;Ah, è sabato, c&#8217;ho l&#8217;apertura del privè. Clelio m&#8217;ha messo in lista, ché vengono tutti quelli della trasmissione, pure il Principe Guadalberto!&gt;&gt;<br />
Giorgia una volta a settimana faceva la figurante in una sorta di circo-spettacolo, invero poco fortunato quanto a tasso di audience e polemicità, topico show del canto popolare in tivvù, coi neomelodici retrò e gli aspiranti (e basta), tra una fitta schiera di pseudo ballerini invasati, ad agitare nudità rinsecchite su un cubo plastificato accanto al palcoscenico.<br />
&lt;&lt;Devo pure ridare il vestito a Sonia, quella mo&#8217; monta su un casino! Se lo viene a sapere Clelio&#8230;&gt;&gt;<br />
</div><div class="colonna2 floatright">Sonia era una figurante professionista, al contrario di Giogia, che aveva accettato di accompagnarla solo per far ingelosire Armando Tarantino, il proprietario di un&#8217;emittente radiofonica della Basilicata, dal quale sperava da anni di farsi impalmare, con tanto di cerimoniale fastoso e padrino a braccetto, davanti ad una platea attonita di migliori amiche invidiosette e parenti serpenti politicizzati.<br />
Certamente, fra gli invitati alle nozze del secolo, non sarebbe mancato neppure Clelio, il secondo fidanzato, e scortatore di riserva, si direbbe la controfigura della quintessenza amorosa, un romanticone allergico alle prugne, che aveva preso a farla comparire come accompagnatrice seriale nelle migliori discoteche capitoline, da lui bazzicate con profitto, secondo i dettami del freetime, tra un esame di paleografia cristiana e una controllatina alle ruote della smart.<br />
&lt;&lt;Beh, in effetti, sarà un mese che c&#8217;hai quel tubino&#8230;è pure firmato!&gt;&gt;<br />
Esther se l&#8217;era anche provato, a dire il vero, il feticcio incriminato del fashion, una mattina in cui Giorgia era andata a farsi una lampada autoabbronzante, nel piccolo ma confortevole solarium appena aperto, giù all&#8217;angolo della strada, tra la rosticceria e il ferramenta.<br />
Troppo scollato, comunque, l&#8217;abito, non le sarebbe bastato neppure un push-up per tenerlo su! E di un colore candido candido, poi, quasi riluceva allo specchio. Giorgia, che eccedeva col blu notte, all&#8217;occorrenza, per sentirsi vamp.<br />
&lt;&lt;Oh ma che vvuòle? A lei lo regalano, là, all&#8217; Accademia del Buongusto. Quella sì che era una scuola da fare! No io, che col camice ci sto di mmerda&#8230;&gt;&gt;<br />
Percorsi di vita. Scelte diffici, senza dubbio.<br />
Giorgia si alza, finalmente, stizzita e sbadigliante.<br />
Scivola tentoni davanti al bagno, con la porta aperta si nota subito l&#8217;afasia dell&#8217;illuminazione, e quello specchio, solitamente incoronato da biglie in technicolor, adesso sul lato sinistro sembra poco più di un moncherino. &lt;&lt;Aoh, bisogna ricomprà le lampadine. Ci vai tu?&gt;&gt;.<br />
Esther è già pronta sull&#8217;uscio, la bottiglietta di sali minerali nella borsa ricamata con la sagoma di Minnie, i capelli scarmigliati che prova a raccogliere in un mollettone sdentellato da diporto.<br />
Il primo cliente l&#8217;aspetta tra mezz&#8217;ora, fa pure in tempo a passare in ricevitoria per giocare al Superenalotto, il jackpot è alle stelle e quell&#8217;ingenuotta della cugina vive a scrocco da lei che sono già tre mesi, persa in fantasticherie da eroina tardo-romantica, senza la minima idea di come tirare acqua al proprio mulino.<br />
Giorgia, di soldi, potrebbe farne a palate, invece di continuare a farsi mantenere dai genitori, che le spediscono col ponyexpress persino le conserve di pomodoro dal paese.<br />
Esther, invece, da subito ha imparato che la vera oscenità risiede nell&#8217;indigenza, e che l&#8217;anestetico migliore per le insicurezze causate dalle proprie imperfezioni è, in fondo, il guadagno coatto di qualche gratificazione porno-non-sense.<br />
&lt;&lt;Sì, tu butta l&#8217;immondizia, però. Ci vediamo domani mattina&gt;&gt;.</p>
<p><small>[ph <a title="Ignas Kukenys" href="http://www.flickr.com/photos/ignas_kukenys/" target="_blank">Ignas Kukenys</a>]</small></p>
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		<title>Diciotto oscenità, per esempio.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Fianco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Osce(no) #4/11]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si fa per uscire, si fa. In una giornata, ad esempio. Una come un’altra, sempre ad esempio. Italiana, più o meno. Fai mente locale e ti segni, per non dimenticare. Meglio, se per facilità di organizzazione, dividi in capitoli. Così: Posta....</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="colonna2 marginedx floatleft"></div><div class="colonna2 marginedx floatleft"><p>Si fa per uscire, si fa. In una giornata, ad esempio. Una come un’altra, sempre ad esempio. Italiana, più o meno. Fai mente locale e ti segni, per non dimenticare. Meglio, se per facilità di organizzazione, dividi in capitoli. Così:</p>
<p><strong>Posta. Pagare bollette.</strong></p>
<p>Sì, oggi tocca all’acqua. Per il telefono ho ancora dieci giorni. Il gas chissà se è già in viaggio. Un rapido calcolo, immaginando di entrare nell’ufficio postale e lampeggiando, il numeratore, a 136. Il biglietto che hai preso all’ingresso recita, invece, un futuro 221. Ecco, un rapido calcolo, tarato anche sulla concentrazione e la velocità dell’uomo allo sportello – prossima allo zero, in verità, poverino, ma non diteglielo! E capisci che nel frattempo potresti ‘rileggerti’ tutta Italia Germania quattro a tre. Poi, moltiplichi il tutto ancora per tre. Cioè, le volte che nei giorni seguenti dovresti ripetere la stessa azione. [Prima oscenità.]<br />
Dunque, intelligentemente, aspetti altre bollette e altre scadenze per muoverti una volta sola. “Non puoi rivederti all’infinito quella partita, non è vero?”. Nel frattempo, però, una – la prima bolletta – scivola via dalla scadenza di circa quindici giorni. Dici: “Beh, poco male, rispetto a un servizio e a un contratto in vita da decenni!”. Invece, passano pochi giorni e ti viene a cercare a casa una raccomandata (uno dei pochi casi in cui qualcuno si ricorda di te e del tuo indirizzo. Anche questo significa voler bene…). Trattasi di missiva offensiva e greve del settore recupero crediti dell’azienda di acqua, luce, telefono o chi per loro, che ti dà dell’‘uomo da niente’, perché quei 31 euro, che fai, non glieli paghi subito? Al che, immagini la perfezione di questa organizzazione che ti individua al volo, riconoscendo il tuo odore evidentemente, e ti spara addosso una squadra di inquisitori e gangster che nemmeno nel Medioevo o nella Chicago dei Roaring Twenties… E tu, che un po’ di orecchio ce l’hai a livello organizzativo, pensi: “Però, un ufficio legale così efficiente costerà, non dico tanto, un 400-500mila euro l’anno, ovvero circa dieci volte di quanto costerebbe un bel portale per effettuare un comodo pagamento on line”. [Seconda oscenità.]<br />
“Guarda bene, ce l’abbiamo, anche quello!”. Giusto, che distratto! Peccato che ‘sto sito si esprima come un teorico del Surrealismo adattato a un’erogazione di servizi (magari lo fa per campare, magari… i tempi, del resto, son quelli che sono): “Momentaneamente i nostri server non consentono l’operazione richiesta. Error qualcosa”. Sì, il momentaneamente è inciso su pietra, però. Lo ritrovi lì, come una lapide, ogni volta che torni nei giorni seguenti. Come in un cimitero. [Terza oscenità.]<br />
Allora, una volta circondato dall’impossibilità, vuoi esagerare. Vai in banca – perderai, sì, un’oretta, ma vuoi mettere il guadagno successivo di tempo? Chiedi la domiciliazione. Vero, in un colpo solo risolverai tutto e per sempre! Ti occorre il codice cliente, però, che:</p>
<p>1. non è immediatamente rintracciabile, come dovrebbe, sulla bolletta. Quindi torni a casa per risalire a questa benedetta stringa alfanumerica, rovistando negli archivi dal ’96 in poi. E così incontri la tua infanzia, ti verranno incontro foto di te che sorridi e gli amici perduti e le cene d’estate. Beh, non so se è quello che ti serviva, ma questa settimana di ricerca affannosa (precisamente, 14 ore/uomo distribuite in 6 giorni) un po’ di buono l’ha portato. Quell’intima commozione e quella lacrima vera che ti accarezza la guancia, chi avrebbe potuto dartela, se non un guasto?  [Quarta oscenità.]</p>
<p>2. è rintracciabile! Ma un errore di digitazione dell’impiegata della banca ti fa ricominciare il meraviglioso giro degli uffici postali mese dopo mese. E allora, giustamente, tu torni da lei e le chiedi ‘perché’, lei ti risponde ben salda e strutturata che ci vuol del tempo e tu, infine, replichi con un: “Ah…”. [Quinta oscenità e si riparte dal via…]</p>
<p><strong>Prenotare ecografia.</strong></p>
<p>Aspettiamo un figlio, sì. Siamo contenti, sì. Partecipo anche molto come padre. Parlo al plurale, sì… La visita che abbiamo fatto al terzo mese ‘dice’ che è tutto a posto. Il ginecologo ci ha detto di prenotare un’ecografia per il quarto. E’ semplice, lo puoi fare telefonicamente al CUP regionale. E puoi sceglierti anche l’ospedale dove farla. Benissimo, finalmente qualcosa di agile in questa vita! Lo faccio subito, dunque. “Il suo tempo di attesa è di un minuto e 15 secondi”. Beh, questa è civiltà, non c’è che dire. E allora, eccolo, l’operatore! Pochi minuti di biografia e di codici da dettare dalla ricetta che hai in mano e siamo pronti. “La prima disponibilità l’abbiamo per il 12 gennaio 2012”. Accipicchia, precisi però… peccato che quest’ecografia vada a coincidere con la data di battesimo che probabilmente avremmo scelto. Ci saltano chiesa e padrini, così. [Sesta oscenità.]<br />
“Altre possibilità?”. “Intra Moenia, oggi pomeriggio, alle 3. E il costo è…”. Ecco, al di là del costo, possibile non si trovi il tempo giusto, e cioè quando occorre? Non ora, non a gennaio prossimo, ma fra tre, quattro settimane. Così, con l’operatore si comincia una lunga trattativa come fossimo al mercatino degli abiti usati e dovessimo tirare sul prezzo di un’introvabile cappotto di tweed (vero, non si trovano più, ma questa sarebbe un’oscenità opzionale, non la mettiamo nel novero. Ma ci mettiamo la tempistica, però). [Settima oscenità.]<br />
Mentre l’operatore cerca di accontentarti e compie in silenzio le sue ricerche, ti torna in mente anche qualche caso sul quale non ci sarebbe da ridere. Di controlli cardiaci dichiarati urgenti per sospetti infarti fissati a 4 mesi. E, pur superato quest’ostacolo con l’astuto, astutissimo stratagemma della visita privata a pagamento, da lì, a cascata, una serie di cose. Ad esempio, una dimissione ‘creativa’ in seguito all’operazione ormai non più rinviabile di alcuni by-pass coronarici. Tre giorni dopo, con paziente deperito e non ancora in piedi, per i medici “il cuore è a posto e i valori sono in equilibrio”. Sì, ma il paziente, nel suo insieme, non lo è!  Va bene, per quello psicologico, di equilibrio, ci pensiamo noi. Ma almeno la carrozzeria… [Ottava oscenità.]<br />
A questo punto, l’operatore ti richiama alla realtà e ti consiglia di riprovare nei giorni seguenti. “Spesso qualcuno rinuncia…”. Bene! Così mi trovo un’altra attività, sperando di non essere accusato dal mondo di fare doppi o tripli lavori: un’ora al mattino e una al primo pomeriggio per le prossime due settimane per prenotare un’ecografia. [Nona oscenità e si è nuovamente al punto di partenza…].</p>
<p><strong></div><div class="colonna2 floatright">Lavoro</strong>. (Questa non fa parte della lista, ma, forse, dell’escalation, è la voce più acuta).</p>
<p>A 20-25 anni, specialmente se fai l’università, sei padrone del mondo. O, quantomeno, hai capito tutto. Anche senza sporcarti le mani. Non preoccuparti, ci pensa la vita a… A 25-30, infatti, cerchi un impiego. Soprattutto in questa fase iniziale lo cerchi adeguato alle tue competenze, ci mancherebbe. Poi, cominci a contare gli anni e i capelli bianchi che via via sottolineano che dal molo della gioventù sei bello che salpato (già, potresti stare all’altezza della boa del non ritorno, quella dei 32-33). Allora, lo sguardo ti si fa più prospettico naturalmente. Ed eccola l’occasione! Un bel pacchetto assicurativo da vendere. “Le assicurazioni sono la massima espressione della civiltà moderna. Poi lei, se non sbaglio, ha studiato lettere, quindi con la parola ci sa fare”.  [Decima oscenità.]<br />
Mentre ti domandi quale struttura logica abbia quella frase, pensi anche – con quella punta d’orgoglio che, sicuro, prima o poi ti ucciderà – “Certo che ci so fare! Le creo e le aggiusto!”. Ecco, stop! Qui è colpa tua se perdi del tempo. Sì, perché l’assicuratore avrebbe tutto l’interesse che tu molto velocemente diventassi ricco, che scoppiassi di provvigioni. Significherebbe che lui ha guadagnato almeno il triplo di te. Invece no, come investito di un ruolo che nemmeno Carlo Magno, ti muovi tra le vecchie zie di tua madre in paese, cugini a portata di mano e vecchi compagni di scuola. Dopo circa un anno e mezzo di questa triste storia e dopo dieci altrettanto tristi polizze, è matematico, scatta l’interrogativo esistenziale, sul dirupo della depressione: “Ma che ci sto a fare io qua?”.  Ti salvi solo perché, guardandoti intorno, ne vedi, sul dirupo, almeno centomila come te. E centomila solo perché il tuo sguardo non va oltre. Quindi, d’un tratto, la folgorazione: “Ma qui nessuno fa il mestiere suo!”. Bravo, ci sei arrivato! In questo bellissimo parco zoologico cominci a mettere a fuoco giornalisti che non sanno scrivere, ma son molto determinati (sì, son agonisti. Peccato solo che la cronaca rosa non sia disciplina olimpica), giovani docenti universitari, caratteriali e inadeguati ai rapporti umani (e ai rapporti con la cultura, in vero), ma che hanno un nome che, diciamo così, ‘suona’ e ritorna (questi li riconosci perché hanno un’arroganza sociale così evidente, così naturale nel portamento, da non crederci…) e così via. [Undicesima oscenità.]<br />
Sì, ma tutto questo si sa. Tu, per conto tuo, sai che hai perso certamente un anno e mezzo, se ti è andata bene, al quale devi aggiungere – comincia ad insinuarsi il dubbio più profondo –  tutti quelli della formazione. [Dodicesima oscenità.]<br />
A volerlo astrarre il discorso – perché sei proattivo davvero – immagina l’aspetto positivo. Trovi un impiego strutturato, serio, da investirci almeno parzialmente la tua esistenza, insomma. Pensi pure che, tra un milione, quella piccola azienda in espansione (l’idea è buona, l’ambito di azione ancora inesplorato), può a breve integrarti definitivamente e con prospettive sempre a crescere. Come ruolo, come stipendio, come tutto. Certo, all’inizio devi stringere un po’ i denti, ma il futuro sarà, se non radioso, che ‘poco ci manca’. Ma ti basta conoscere il giovane proprietario, un 27enne figlio di imprenditore, con un nodo alla cravatta grande quanto un pugno di Tyson, scarpe quadre, vestito color riflesso B52 e che recita la parte di De Niro (e qui, la tredicesima oscenità, ci sta tutta), per capire che prima o poi si va a sbattere. Sicuro. Anche lui, De Niro, ma poco importa, qui non conta mica il mal comune… Tuttavia, per non lasciar nulla di intentato nella tua coscienza, resti su quel vascello esposto a tempeste, pirati e contratti sempre diversi di ora in ora, per almeno 5/6 anni. Finché, lo schianto, inevitabile. Che – e questo è un miracolo! – leggi come una liberazione e un primo passo per la rinascita.<br />
[Quattordicesima oscenità.]<br />
Capita la lezione e capito che tutti possono inventarsi qualcosa, se ci metti quel valore aggiunto che sei tu, ormai consapevole della tua qualità, provi ad invertire il giro. Sei tu che proponi, che intraprendi, perché i tempi te lo ‘consentono’. Ma mica è vero! Dal pelo dell’acqua vedi minacciose pinne farti il girotondo intorno. No, non allarmarti, nulla di ascrivibile alla natura umana che &#8211; si sa, lo sai &#8211; è bestiale e lupesca contro l’altro uomo. La cosa la dai per scontata, insomma. Qui, invece, son gli stessi che ti hanno invitato ad entrare nel fantasmagorico ‘mondo dello sviluppo’, guardali bene. E’ tutto legale, in ordine, legittimo. Ed è contro di te! Contro ogni tua intenzione, idea, libertà minima. [Quindicesima oscenità.]<br />
Poi, quando vedi sfrecciarti a fianco e superarti, ridanciani e volgari su auto di dubbio gusto (sì, certo, sedicesima oscenità), i sottopanza di politici periferici ma in auge (son la cavalleria leggera del disastro…), capisci, una volta per tutte, che la trappola è perfetta e altri 5/6 anni del libro della tua vita son andati al macero. [Diciassettesima oscenità.]</p>
<p>Ora, potresti continuare a sviscerare l’universomondo, partire da un’ennesima analisi per provare a rilanciare. Con forza. Ma hai raggiunto anche quell’età – 40-45? – che, appunto, la forza ti comincia a congedare. La cosa straordinaria è che ti ritrovi, come in un sogno o in un film, tutto ‘all’indietro’, giovanissimo, come se nulla fosse accaduto, tabula rasa (al suolo), nudo come un bambino in attesa del borotalco. Unico particolare che non ti sorprende e che ti è rimasto attaccato addosso è un certo istinto organizzativo (quello per cui hai fatto una lista di cose all’inizio e hai catalogato una serie di oscenità). Sì, certo, anche un fondo di amara ironia.</p>
<p>Allora – ti chiedi – invece di farmi perdere tutto questo tempo, ‘sta vita italiana, non poteva dirmi da subito che ogni uomo è codice fiscale all’altro uomo e che è ‘nero’ alla vita e contratto allo Stato? Beh, in questa riflessione potrebbe esserci anche la soluzione. Ma i problemi mica son fatti per essere risolti? Scherzi, la politica ce lo insegna da sempre di lasciarsi del lavoro da fare.</p>
<p>Sì, diciottesima oscenità. E si faceva per uscire, si faceva. Ma, no, a questo punto, è troppo tardi, son troppo vecchio. Non esco più.</p>
<p><small> </small></p>
<p><small> </small></p>
<p><small>[Ph Smithsonian Institution - Acanthemblemaria aspera (Roughhead Blenny) maschio adulto]</small></p>
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