Giancarlo Flati – Transizioni

Galleria d’Arte Contemporanea
“STUDIO C”
via Giovanni Campesio, 39
29121 Piacenza
cell: 348-8703060
e mail: studio.c.immagine@gmail.com

MOSTRA PERSONALE DI GIANCARLO FLATI

TRANSIZIONI

14 – 26 SETTEMBRE 2019

Alla galleria d’Arte Contemporanea “STUDIO C” di via Giovanni Campesio 39 si inaugura sabato, 14 settembre, alle ore 18, la mostra personale di Giancarlo Flati dal titolo “Transizioni”.
Ritorna dunque a Piacenza, Giancarlo Flati, dopo la fugace ma significativa apparizione nella Rassegna “Oltre la Forma” dove le sue opere avevano profondamente colpito e interessato critici d’arte, esperti e collezionisti. Vi ritorna, questa volta, con un’intera mostra personale dedicata all’ultimo ciclo della sua produzione e ponendo sul tappeto nuove domande, nuovi input, nuovi e diversificati quesiti sull’arte, la scienza e la cultura.
Nato a L’Aquila, ma attivo soprattutto a Roma, Giancarlo Flati è un artista contemporaneo dal lungo e interessante curriculum critico-espositivo fatto di mostre prestigiose tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa e poi, ancora, negli Stati Uniti d’America e Australia. Tra i suoi più recenti successi è senza dubbio da segnalare la partecipazione alla 57a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Padiglione Guatemala, con due opere straordinarie “Io, albero dei margini” e il libro d’autore “Dal silenzio delle foglie”.
Artista, chirurgo, docente universitario e ricercatore, ormai da diverso tempo Giancarlo Flati è fortemente impegnato in una ricerca che, con coraggio e determinazione, ma anche e soprattutto con originalità e freschezza creativa, si cala nei meandri della scienza, della geometria e della topologia in una complessità analitica che include spazio e tempo, materia fisica e mentale, pensiero e invenzione.
“Transizioni”, dunque, è il titolo che lo stesso autore ha scelto e individuato per questa mostra piacentina e forse non ci poteva essere titolo più adatto per rappresentare la nostra contemporaneità. Viviamo oggi tempi complessi, caratterizzati da forti e a volte improvvisi cambiamenti, da mutamenti epocali e da grandi e inaspettate scoperte scientifiche che, in qualche modo, vengono a modificare il nostro modo di essere e stare nell’universo. Basti pensare ai potenti acceleratori di particelle che hanno lo scopo di ricostruire in dettaglio i complicati meccanismi che hanno dato origine e forma al mondo in cui viviamo oppure all’intelligenza artificiale, all’algoritmo che governa il nostro apprendimento quotidiano. Quanto c’è di meccanico in noi? Riuscirà la macchina a trasformarsi in artista e l’algoritmo in natura?
Ecco, opera in questo settore il nostro artista, ai confini del tempo e dello spazio, al di là del visibile, oltre il reale concreto e tangibile. Artista di frontiera, dunque, perchè attivo in quella sottile e indefinita zona dove la materia si incontra con la mente e la fantasia, l’arte con la scienza, il visibile con l’invisibile, il concreto con l’astratto. E forse è proprio questo ciò che affascina e conquista nell’espressione di Giancarlo Flati, la sua ricerca costante, il suo sforzo prolungato e continuo nel rendere tutto questo a livello estetico-artistico nella piena consapevolezza che da sempre il linguaggio simbolico e dunque arte, bellezza, filosofia e scienza altro non sono che il nostro riparo quotidiano, l’unica strada percorribile per capire le nostre origini e trovare nuovi spunti per affrontare il futuro.
Interessante e coinvolgente, pertanto, l’espressione di Giancarlo Flati e il suo percorso di ricerca che, partito dal figurativo, è gradualmente giunto all”Informale per approdare poi all’attuale espressione molto vicina al Concettuale, ma con caratteristiche e risultati del tutto personali. Così, dalla fine degli anni settanta in poi, il suo linguaggio si è progressivamente rinnovato e arricchito a partire dall’analisi dello spazio visivo, delle strutture e dei metodi della pratica pittorica che, in più occasioni, ha messo ampiamente in gioco immagini ed elementi ormai consolidati della storia dell’arte. Questo suo modo di procedere, questo suo atteggiamento scientifico-analitico, però, non si riduce solo ad una fredda e calcolata investigazione scientifica, ma apre una nuova e diversa prospettiva operativa ricca di implicazioni e suggerimenti soprattutto quando l’artista, con acume e intelligenza, riesce a spaziare e rappresentare mondi diversi, dal micro al macrocosmo, per cercare e individuare una comune radice, una comune origine. Pittura fatta di quantistiche fluttuazioni, di tracciati, percorsi e filamenti che catturano l’osservatore proiettandolo all’interno della sua trama visiva e dentro l’illusoria dimensione dello spazio della rappresentazione in una scansione geometrica senza fine. Un segno, quello di Flati, che non ci appare morbido e fluido, ma piuttosto tormentato e frammentato in continue stratificazioni, in ritmi alternati e intermittenti e poi, ancora, l’intervento di svariati e diversicati materiali come radici, legni, detriti, fossili e schede elettroniche: poetico richiamo al passato e preziosa riflessione sul presente, su una realtà mutata e in continuo, incessante divenire. Espressione che a volte si veste di luminosa e quasi trasparente leggerezza, altre volte di oscura e drammatica profondità, altre volte ancora di chiare e magiche lontananze cosmiche che richiamano mondi stellari infiniti e sconosciuti. Belli anche i suoi colori che, con spontaneità e immediatezza, passano dallo stato liquido a quello materico a rendere il senso della vita, la frantumazione dell’esistenza, gli imprevisti del mortale destino. Espressione intensa, questa di Giancarlo Flati, dove sempre compare la grandezza del vuoto primigenio ma anche, e soprattutto, lo stupore e la meraviglia di fronte alla bellezza dell’universo.
La rassegna, che sarà introdotta dal gallerista e critico d’arte Luciano Carini, chiuderà il 26 settembre.
Orari: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30
Lunedì, giorno di chiusura

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Inserito da lucianocarini il 2 Settembre 2019