Periodico Telematico di informazione
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
 

Arte

dal 28/07/2012 al 29/07/2012
Spazio Arte
Largo Aosta - Canicattì
Orario 17:00-21:00
Ingresso libero
Info 338 2203041
[w] www.bebocs.it
Questo inserimento non è stato fatto da un redattore di E-zine o è frutto di un comunicato stampa, di conseguenza non ci assumiamo nessuna reposabilità in merito all'esattezza dei dati riportati.
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Lisa Wade – Shelter / BOCS Origini

a cura di Donatella Giordano

 

BOCS Origini

 

L’utopia del Ventunesimo secolo è il sogno di uno spazio fluido e attraversabile dove i confini immaginari si travalicano. Gli spostamenti turbolenti che caratterizzano i movimenti migratori contemporanei non si misurano più con le migrazioni avvenute nel secondo dopoguerra, dove aree di partenza e di destinazione erano stabili, ma  si assiste ad un rimescolamento continuo della carta geografica del pianeta.

In questa prospettiva lo scambio fornisce lo spunto per l’emancipazione dell’individuo e dell’umanità. E se da una parte i social network dimostrano che gli utenti internet tendono ad avere reti sociali più ampie dei non utenti e contribuiscono a creare interazione tra persone con interessi comuni, al di là dei confini geografici, dall’altra ci si interroga da anni se il cyberspazio crea effettivamente una maggiore connessione e interconnettività sociale. È nel 1998 che il New York Times pubblica le indagini compiute da ricercatori americani che analizzano gli effetti di internet sulle relazioni sociali. I risultati definiscono il cyberspazio come “un mondo triste e pieno di solitudine”.  Nel 2000 poi un altro articolo del Times presenta la ricerca condotta da due studiosi della Standford University, questa definisce un profilo molto negativo degli effetti sociali di internet, che porta l’utente all’isolamento nelle proprie case e alla perdita di contatto con il proprio ambiente sociale, soprattutto per gli utenti più assidui che oltrepassano una certa soglia di attività online.

Su questo scenario si sviluppa “Shelter”, l’opera che Lisa Wade realizza durante la sua residenza a Canicattì, paese dell’entroterra agrigentino, che tiene conto da un lato dell’omogeneizzazione globale, dall’altro dell’eterogeneità locale del territorio siciliano, già abitato dall’epoca preistorica, conquistato e colonizzato, culla di straordinarie civiltà, area di insediamento dei migranti, terra di forte emigrazione.

Un’indagine sul territorio che apre le finestre su paesaggi destabilizzanti dove il giorno e la notte segnano il tempo e ne determinano la scansione.

Shelter è un bunker moderno, il rifugio dell’uomo comune, il  paradosso di uno sconfinamento racchiuso tra quattro mura dove l’utente può sentirsi al sicuro ad ogni evenienza: in tempi di guerra, per sfuggire da disagi climatici, o all’instabilità economica. L’opera è costituita da cinque video ottenuti da 85 ore di fotografie time-lapse che catturano cinque inquadrature fisse, dal tramonto all’alba di ogni giorno, condensate in 3 minuti ciascuna. Un’operazione di warholiana memoria che rimanda all’immobilismo di “Empire“, un film del 1964 dove l’inquadratura fissa di otto ore consecutive mostra l’Empire State Building.

Analogamente a quanto succede all’utente di internet, che si connette con  il mondo tramite i suoi numerosi dispositivi, così il fruitore all’interno di Shelter può osservare, attraverso false finestre costituite da tre schermi piatti, lo scorrere del tempo registrato in cinque realtà fisiche alle quali non appartiene.

Una rappresentazione della connettività globale dove l’uomo appare inghiottito da ciò che ha prodotto poiché se le nuove tecnologie lo rendono figura attiva nel mondo dell’informazione, allo stesso tempo lo isolano nell’universo privato delle sue scelte.

Donatella Giordano