UNDERFLOOR – Solitari blu (Suburban Sky)
“Solitari blu” (Suburban Sky/Audioglobe) è il terzo raffinato album dei fiorentini Underfloor che, postisi in evidenza al Rockcontest del 2004, sono notevolmente cresciuti. Ogni loro nuovo disco è un passo avanti, ma non l’approdo di un percorso artistico in evoluzione. La band è un power trio (Guido Melis al basso ed alla voce, Marco Superti alle chitarre e Lorenzo Desiati alla batteria) che, dopo la registrazione del nuovo cd, è diventato un quartetto con l’ingresso in pianta stabile di Giulia Nuti al violino ed alle tastiere. Quindi prevedibile, sin da ora, un’ulteriore evoluzione del loro sound, per i suoi futuri apporti creativi e musicali (Giulia ha già dato prova delle sue capacità curando gli arrangiamenti del quartetto d’archi che ha arricchito il brano “Nell’aria”).
Colpisce la cover e l’art work di “Solitari blu” che è un omaggio al geniale artista Gianfranco Chiavacci (scomparso recentemente, l’1 settembre 2011, all’età di 74 anni) che ebbe a realizzare particolarissime sperimentazioni fotovisive (e che ora impreziosiscono il booklet del disco degli Underfloor), e poi fotosculture tridimensionali (quando il 3D non esisteva) e quadri che si ispirano al linguaggio dei numeri binari. Ma quella degli Underfloor non è solo una dedica (tra l’altro non postuma essendo uscito il compact quando l’artista era ancora in vita) all’arte di Chiavacci; in qualche modo si ricongiunge ad essa. I testi sono immaginifici più che narrativi (caratteristica di molto rock inglese); così come le opere di Chiavacci, sono bagliori di luce, costruzioni geometriche luminose, campi visivi ad ampio spettro, arcobaleni. E contribuiscono a creare, con i suoni, atmosfere eteree, sospese, sognanti che si contrastano – a volte nello stesso brano come nella title track – con altre più corpose, rock ed energiche.
Quello degli Underfloor è un post-rock romantico-aggressivo che si richiama certo alla musica psichedelica, che ha indubbiamente come punti di riferimento Radiohead, Verdena, Baustelle, Björk, ma che colpisce, alla fine, per la sua originalità e personalità.
Questo cd è anche l’occasione per ricordare il compianto Ernesto De Pascale che lo aveva prodotto. E’ la prova concreta di come Ernesto – nella sua poliedrica attività di critico musicale, musicista e produttore – abbia saputo portare in luce, far maturare e valorizzare, effervescenti artisti e band come gli Underfloor, che si rivelano il volto nuovo ed aggiornato dell’attuale scena musicale.
Gaetano Menna