Periodico Telematico di informazione
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
 
Scritto da daliobaracchi
il 30 aprile 2012
nella categoria Poesia
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L’ALBERO DELLA POESIA

SINCRONIE 5, pagine 124, EDIZIONI FAREPOESIA, PAVIA

info: daliobaracchi@hotmail.com

Un’ avventura che continua dal 1989 senza sponsor, senza

patrocini, senza gettoni di presenza, senza finalità pratiche

ma con una forza che ci sta a dimostrare come la nostra

strada, senza censure e senza limiti, sia cosa conosciuta

e riconosciuta da anni che non hanno i limiti dei confini.

Noi siamo la vera globalizzazione ma non quella economica

imposta ai molti per interessi di pochi. Noi siamo lo

spirito dei grandi del passato e dei nuovi del futuro. Un

futuro che già oggi viviamo poiché noi abbiamo deciso di

essere oltre gli schemi vetusti di un passatismo che frena

l’avanzare di un nuovo mondo. Noi non abbiamo paura

di fare scelte. Noi siamo consapevoli che è il contenuto e

non il contenitore l’essenza del significante. L’Albero della

Poesia nuovo e antico archetipo della magia dell’arte.

Giancarlo Da Lio

ANAMNESI

 

Era il primo happening a casa nostra, A casa di Tiziana e Giancarlo. Era il 1989. Era nostra abitudine organizzare mostre ed incontri ma soprattutto visitare gli studi degli artisti perché a Giancarlo non piaceva scrivere un pezzo per riviste o giornali senza aver parlato con l’artista e aver visto dal vero tante opere quante se ne possono in genere trovare solo negli studi. Ha sempre parlato del possibile inganno dell’obiettivo e affermato che le fotografie possono non dare giustizia a certe opere ma anche migliorarne altre. Tutti gli incontri negli studi o alle inaugurazioni inevitabilmente portavano anche la conoscenza di qualche nuovo poeta, che puntualmente si lamentava perché le mostre son sempre per un pittore ottime opportunità di far vedere il proprio operare e di incontrarsi con gli altri addetti ai lavori e non, una maniera di uscire allo scoperto e di confrontarsi. Tutte possibilità che i poeti non avevano. Non potevano avere una mostra, né avevano altre buone condizioni per diffondere le loro opere. Le frasi usuali che eravamo anche un po’ stufi di sentire erano che la poesia non era visibile ed usufruibile con la stessa facilità del quadro o della scultura. Naturalmente i pittori ribadivano che se era difficile vendere i libri di poesia, lo era altrettanto vendere un quadro o peggio una scultura. Negli anni ottanta l’opera d’arte non era più un bene rifugio ed iniziava già quella crisi di cui godiamo ancora. Le gallerie d’arte erano poco frequentate e non erano più lo spazio dove le idee si incontravano e si scambiavano. Pochi vi entravano e spesso con il timore di imbattersi solo in un negozio e la maggior parte dei  galleristi stessi era diventata un po’ affittacamere. Decidemmo di realizzare un happening nel giardino di casa con quadri alle pareti del muro di cinta e sculture sull’erba come del resto si faceva negli Stati Uniti d’America e a Venezia aveva già sperimentato Peggy. In questa ottica nasceva l’idea di appendere le poesie alle fronde di un albero, l’acero americano più bello che avevamo in giardino. La pianta più alta e maneggevole per appendere le buste in plastica che contenevano i versi. Fogli di carta bianca su cui erano scritte con la macchina da scrivere delle poesie. Ricordo come adesso Giancarlo che attaccava sul tronco dell’acero americano anche un cartellino giallo con scritto L’Albero della Poesia che abbiamo gettato di recente dato che la plastica si era ormai seccata e rovinata. Era nato. La gente non entrava più nelle gallerie? Bene, gli artisti con le loro opere sarebbero andati tra la gente, grazie anche al fatto che avevamo accanto a casa un giovane parco pubblico molto frequentato nelle giornate di festa soprattutto in primavera dopo il letargo invernale di grandi e piccini. Non a caso avevamo scelto la data del 25 aprile, festa di primavera e particolare a Venezia perché San Marco giorno in cui ogni innamorato offre alla propria donna un bocciolo di rosa rossa quale segno d’amore. L’idea di un dì di festa si stava trasformando in una ricorrenza. Arrivarono artisti da altre città d’Italia che aderirono all’happening con entusiasmo, ma anche qualche pittore veneziano che partecipò magari con qualche titubanza pur non volendo mancare e perdere l’occasione di una mostra. La manifestazione era aperta e qualcuno venne ma si lamentò di non essere stato invitato ufficialmente e già si autoinvitava per l’anno seguente. L’anno dopo i fogli non erano più solo bianchi, ma multicolori. Parteciparono artisti da tutta Italia ma appendemmo all’Albero versi che attraverso il Tam Tam della Mailart erano pervenuti da ogni parte del mondo. Negli anni arrivarono anche gli artisti stranieri per vedere e festeggiare questo monumento vivente con letture e performance. Arrivarono dagli Stati Uniti d’America e dal Canada, ma anche dal Brasile e dal Giappone, dall’Australia e naturalmente da tutta Europa. La loro è stata una permanenza fugace ma che spesso si è ripetuta. Con noncuranza della latitudine. Ma è la condivisione dell’idea di questo Albero e il modo di esprimerla in libertà totale che ha caratterizzato lo sviluppo del progetto da Venezia in tutto il globo. Una comunicazione a distanza che non conosce confini ma nemmeno frontiere fisiche e soprattutto mentali. Non è intralciata nemmeno dalle barriere linguistiche superate elegantemente dalla poesia visiva.

TIZIANA BARACCHI