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Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
 
Scritto da studio c
il 27 maggio 2012
nella categoria Arte
Inserimento effettuato il 27 maggio 2012
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 studio c
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Simbolo Dramma Ironia: percorso espressivo nell’umana esistenza

Alla Galleria d’arte contemporanea “Studio C”

SIMBOLO, DRAMMA, IRONIA

percorso espressivo nell’umana esistenza

Straordinario successo di pubblico e critica per la prestigiosa rassegna d’arte organizzata dalla galleria piacentina. In mostra artisti già affermati, alcuni dei quali hanno partecipato anche alla 54a Biennale di Venezia, e altri di grande interesse e di sicuro avvenire. Nelle loro opere le grandi problematiche umane ed esistenziali dei nostri giorni.

 

Alla galleria d’arte contemporanea “Studio C” di via Campesio 39 è in corso, fino al 14 giugno, la Rassegna Nazionale d’Arte “Simbolo, dramma, ironia: percorso espressivo nell’umana esistenza”.

Scopo di tale rassegna, come si intuisce dal titolo, è quello di mettere in evidenza le ansie e i problemi di un’esistenza sempre più complessa e articolata ma anche, e soprattutto, di scoprire come i vari artisti impegnati su questa tematica sentono e interpretano il grande mistero della vita. Simbolo, dramma e ironia diventano dunque chiave di interpretazione e lettura dei nostri giorni e della nostra contemporaneità.

Sempre, in ogni epoca e periodo storico, gli artisti più sensibili si sono concentrati sulle grandi problematiche umane ed esistenziali, lasciando ai posteri opere di raffinata interpretazione e sensibilità. Non da meno oggi che viviamo tempi difficili, contrassegnati da solitudini ed egoismi individuali e collettivi. Una mostra come questa, dunque, si offre come preziosa occasione di analisi e riflessione interiore, come momento di approfondimento su cause e motivi di tale situazione, diventa valido pretesto culturale per un percorso approfondito all’interno della Storia dell’Arte, dentro i “Movimenti Storici” che in passato si sono occupati dell’uomo e dell’esistenza. Surrealismo, Espressionismo, Realismo Sociale e poi Realismo Esistenziale sono stati straordinari anticipatori di tematiche ancora vive e presenti nell’odierna società, ma oggi sono cambiate le condizioni storico-sociali, i fattori scatenanti del disagio e delle insoddisfazioni e la globalizzazione selvaggia ha uniformato risposte e soluzioni che, da sole, non possono bastare per alleviare le solitudini dell’uomo contemporaneo. Allora ci sembra particolarmente interessante scoprire come gli artisti di oggi sentono e vivono gli attuali momenti, quali sono le problematiche da loro avvertite più urgenti, quali risposte sentono di dare ai nuovi bisogni interiori che stanno emergendo.

Questi i nomi degli artisti invitati e le città di provenienza: Roberto Bordin (TV), Cesare Borsacchi (PI), Romano Buratti (FC), Venere Chillemi (TO),Lazzaro By Fornoni (BG), Giorgio Mori (CR), Dante Ricciotti (PT), Roberto Sassi (PR).

Roberto Bordin (TV): con i suoi dipinti l’artista veneto ferma la sua attenzione sul paesaggio urbano, cogliendo la frenesia dei nostri giorni, il caos metropolitano, la geometria della moderne architetture, la vivacità delle insegne luminose. Quadri che sono veri e propri “spaccati”  di realtà contemporanea  dove è facile leggere non solo la dimensione realistica del nostro vivere quotidiano e i riti, più o meno borghesi, di una società sempre più dominata dal consumismo, ma anche le problematiche umane ed esistenziali che stanno alla base di questo vivere così convulso ed assurdo. Allora il discorso si sposta dal traffico urbano alla società, dalla macchina all’individuo e si scopre che tutto quel caos, tutto quel traffico e tutte quelle luci in realtà non servono ad altro che a nascondere, o rendere meno appariscenti, le grandi solitudini, gli egoismi e l’incapacità di comunicare. Tempi strani, i nostri, caratterizzati dall’ansia dell’apparire e poco inclini all’ascolto di sé e degli altri.

Cesare Borsacchi (PI):Artista a tutto tondo (è anche abilissimo incisore e scultore) e spinto da una naturale curiosità, sensibile indagatore di di anime e coscienze, fino al 1962 ha vissuto nella Tenuta Presidenziale di San Rossore. Poi, improvvisamente,  nel 1965 abbandona la Toscana e diventa cittadino del mondo. Il suo è un peregrinare continuo e incessante da uno Stato all’altro, da un Continente all’altro per conoscere nuove culture e stili di vita, per approfondire conoscenze, per meglio capire e indagare l’animo umano. Ma questo suo continuo viaggiare tra popoli e nazioni non diventa affatto cosa piacevole né divertente. Al contrario, il suo peregrinare finisce per trasformarsi in un lungo e drammatico viaggio dentro le umane avventure, le disgrazie e le avversità dei popoli, si trasforma in lunga e meditata “via crucis” dentro i drammi delle Nazioni, i dolori delle guerre e delle carestie, delle prepotenze e dei soprusi, delle colonizzazioni selvagge che hanno “stuprato le culture e le tradizioni locali”. Dal punto di vista formale, l’espressione di Cesare Borsacchi tende a procedere per cicli o tematiche ai quali corrispondono anche forme espressive diverse che vanno dal figurativo propriamente detto a felici sintesi e intuizioni di tecniche miste con l’uso di svariati materiali, per giungere fino al disfacimento della forma e della materia con scatti di luce-colore di chiara derivazione Informale. Tutto, comunque, è sempre dominato dal simbolo e dalla metafora, tutto è immerso nella più creativa e magica visionarietà.

Romano Buratti (FC):Quella di Buratti è una figurazione fortemente legata alla realtà sociale, al territorio, agli avvenimenti che scandiscono il passare del tempo e il mutare delle stagioni “segnando” ineluttabilmente la vita individuale delle persone.

Espressione che si avvicina al “Realismo Sociale”, ma più ancora al “Realismo Esistenziale” in quanto nel nostro non c’è rivendicazione sociale e/o politica, ma piuttosto riflessione e contemplazione poetica, evocazione di un mondo semplice e incontaminato fatto di vita serena e sani principi, lontano dall’odierno frastuono, dal consumismo e dalla globalizzazione selvaggia, dal facile e obbligato arrivismo. Allora, le sue immagini vere e concrete, i suoi personaggi presi dalla vita di tutti i giorni si coprono di magia e stupore, vengono immersi in atmosfere incantate e fiabesche, in dimensioni rarefatte e sospese, in bilico tra sogno, memoria e verità. E i contadini, i pescatori, i giocatori di carte, gli uomini delle osterie e le caratteristiche donne del popolo (contadine e massaie) diventano attivi protagonisti di umane vicende, di storie di vita cariche di umanità e partecipazione, si fanno scenografiche visioni felliniane dominate dall’invenzione e dalla creatività dove il soggetto realistico diventa tema visionario e fantastico.

Venere Chillemi (TO): artista dal vasto curriculum fatto di mostre prestigiose tenute in tutto il mondo (basti citare la sua partecipazione alla 54a Biennale di Venezia), Venere Chillemi si muove all’interno di un’espressione fortemente contemporanea dove Simbolismo e Surrealismo si completano a vicenda in una sorta di mutualistica simbiosi volta alla ricerca di verità nascoste, di valori dimenticati, di urgenti risposte a domande ancestrali riferite all’uomo e al suo umano esistere. Dopo aver percorso svariate e interessanti fasi espressive che hanno spaziato dalla pittura alla scultura, con periodi di forte lirismo dedicati anche alla poesia, l’artista piemontese è oggi pervenuta ad una straordinaria maturità che si esprime attraverso un gesto forte ed istintivo di chiara matrice informale supportato sempre da una scala cromatica luminosa e potente. Dotata di grande vitalità ed energia, Venere Chillemi continua incessantemente a produrre in una specie di multidisciplinarietà artistica dove i vari ambiti si fanno “vasi comunicanti” dialogando tra loro, dando vita ad un’unica, grande vena espressiva.

 

Giorgio Mori (CR): artista dal lungo curriculum e dal passato prestigioso (ha fatto parte del gruppo Chiarista con Umberto Lilloni, Adriano di Spilimbergo e Pio Semeghini, è stato per oltre un trentennio docente di figura presso l’Istituto d’Arte “Leonardo” di Cremona ed ha tenuto prestigiose mostre in spazi pubblici e privati di tutta Italia) Giorgio Mori, in questa rassegna piacentina presenta tre opere dedicate alla donna. Come sempre, dunque, è la figura femminile la protagonista unica e assoluta dei suoi lavori, ma non la diva, la star, la donna fredda e distaccata dalla realtà, al contrario, la sua donna è quella della quotidianità, la madre con il bambino in grembo, quella che si specchia o si spoglia, che legge o si riposa. Non mancano le sue famose ballerine colte nei momenti di svago e riposo: mentre si cambiano o si truccano, in amichevoli conversazioni, mentre provano qualche passo particolarmente difficile. Sempre, in queste opere è dominante il tema della luce che è il motivo centrale di tutta la sua produzione artistica. La ricerca della luce e del colore tonale, del colore visto in funzione della luce è sempre stata la grande sfida di Giorgio Mori fin dagli anni 50 quando, insieme agli amici Chiaristi, cercava di portare l’attenzione di critici e intellettuali non tanto sulle motivazioni più o meno autentiche del “fare pittura” quanto piuttosto sulla “pittura” stessa e sui suoi linguaggi estetici. In Giorgio Mori, dunque la donna si eleva a simbolo e sostanza dell’esistenza, diventa  elemento fondamentale ed indispensabile del vivere quotidiano, icona di bellezza e armonia che si proietta oltre il tempo.

Dante Ricciotti (PT): personaggio a tutto tondo, grande osservatore e comunicatore,  Dante Ricciotti è dotato di una grande esperienza che ha  maturato nel tempo e che gli deriva dai suoi lunghi viaggi, dal contatto diretto con altra gente e altre culture, da una vita passata altrove, fuori dall’Italia ad esercitare l’attività di grafico pubblicitario.

Questa sua grande esperienza internazionale ha sviluppato nel nostro artista una straordinaria capacità di indagine e approfondimento di fatti ed avvenimenti che riversa poi nei suoi lavori arricchendoli di energia, carica vitale e sapiente ironia. Un’ironia, quella di Ricciotti, sempre composta, garbata ed elegante, che segue il filo del pensiero e della riflessione, insistendo su tematiche di grande attualità come le convenzioni sociali, la globalizzazione e il consumismo, la comunicazione e altro ancora. I suoi dipinti sembrano a volte attingere dal fumetto o dalla grafica umoristica creando momenti di improvviso divertimento che subito si trasforma in riflessione.

Espressione solo in apparenza semplice, in realtà complessa e articolata perchè reca al suo interno un elaborato lavoro di sintesi e ragionamento.

Roberto Sassi (PR): artista dal forte simbolismo, ha senza dubbio sentito il fascino della grande pittura rinascimentale e del migliore ottocento. La sua espressione si muove infatti tra un figurativo tradizionale di ottimo impianto grafico-compositivo e un moderno Iperrealismo, tutto giocato sulla descrizione di atmosfere e particolari, dove l’uomo e l’esistenza sono gli assoluti protagonisti. Pittura dunque di forte impatto scenografico e dal “taglio” contemporaneo, che si avvale di un linguaggio singolare e personalissimo tra il  “filmico”  e il fotografico capace di trasformare la vita in un vero e proprio palcoscenico dove l’uomo diventa attore di un destino già scritto. Anche le tematiche proposte da Roberto Sassi, quali l’incapacità di comunicare, la freddezza dei rapporti umani e  la solitudine, sono quanto mai attuali, specchio preciso e puntuale dei nostri giorni.

La rassegna, che chiuderà il 14 giugno, è visitabile tutti i giorni, ad eccezione del lunedì, dalle ore 16,30 alle 19,30.

 

Luciano Carini