Periodico Telematico di informazione
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
 

Marco la vede sospirare e Marco sa che quando sospira non è un buon segno.

- Perché non provi a spiegarmi cosa c’è?

Per un attimo crede che lei stia per raccontare tutto quello che non va, i suoi dubbi, le incertezze… invece Lara alza la mano verso di lui, come dicesse “Tanto non serve” o “È inutile”, ma senza dirlo davvero, solo mostrando  il palmo, perché a lei, è evidente, non serve altro per chiudere la questione. Lui osserva quella mano che si alza e poi cade, senza forza, con un ulteriore tocco di disprezzo che vuole dire: “Allontanati perché non puoi capire, sei troppo stupido o non hai voglia. Forse non ti interessa”.

Marco è sicuro di quello che legge nei gesti. Non ha bisogno di chiedere. Nonostante tutto, però, ci vuole provare.

- Se invece facessimo uno sforzo, per una volta? Io così non so neanche dove sbaglio.

Lara non parla. Forse non lo ritiene degno di una parola. Resta seduta sulla poltrona di fronte a lui, girata con il busto e con la testa verso una parete dove non c’è nulla da guardare. Marco controlla la parete, perché ha scelto di credere che ci sia una ragione valida, perché se lei si comporta così un motivo vero ci deve essere. Non eravamo fatti l’uno per l’altra? Sulla parete però non c’è nulla di strano, nulla che giustifichi tanta attenzione proprio nel momento in cui lui le sta chiedendo di parlare, di provare a capirsi. Ci fosse un misterioso buco tra la loro casa e quella dei vicini o un ragno grosso quanto una mela, allora sì, avrebbe avuto un motivo. Ma sulla parete non c’è nulla, la pittura è liscia, bianca, qualunque cosa sia deve essere nella sua testa e quello che sta lì dentro, non vuole essere visto. Marco si alza dalla sua poltrona: – Io vado.

Lara si gira di scatto, lo guarda.

- Vado di là, tanto non vuoi parlare.

E a quel punto non può far altro che maledire quello che ha detto, perché era bastato dire “Io vado” per sbloccare la situazione e adesso è costretto ad andare davvero di là, a scegliere un libro come aveva pensato di fare in quel silenzio che lo metteva a disagio. I passi tra il salone e la camera da letto non sono mai stati così lenti. Ha paura di apparire ridicolo, ma continua a mettere in sequenza passi piccoli come un bambino. Per andare nell’altra stanza impiega il tempo di una maratona, ma lei nulla, non dice una parola per richiamarlo.

 

Marco è in camera da letto. Avrebbe voglia di dare un pugno all’armadio, prende due libri dallo scaffale ed evita di poggiarsi sul lenzuolo liscio e tirato come sotto il militare. Apre il comodino per controllare che dentro non ci sia nulla di fragile, poi sposta leggermente la lampada e si siede. Il comodino non è fatto per sedersi, la sua schiena lo capisce subito, ma lui sfoglia il primo libro, ne legge una pagina a caso, il primo dialogo che gli capita: “E voi ragazzi ne volete un po’?”

Poi apre l’altro, e cerca una risposta: “Secondo me stanno commettendo un grave errore”. Continua così, a libri alterni, a far parlare due oggetti che in realtà non avrebbero niente da dirsi. E non si accorge che Lara è davanti alla porta della camera.

- Che fai?

- Scelgo il libro da portare.

- E quale hai scelto?

- Penso che li prenderò tutti e due.

Marco torna sul libro che ha tra le mani. Guarda le lettere, ma non riesce a leggere le parole, la testa si distrae in continuazione.

- Prima ho pensato volessi anticipare la partenza – dice Lara.

- Domani mattina passa un collega e andiamo insieme all’aeroporto. Non ho modo di cambiare programma, – non è sicuro di voler dire quello che sta per dire – se vuoi dormo sul divano.

- Senti… – Marco attende abbracciato alla speranza – …forse questo viaggio ci farà bene. Stare qualche giorno da soli.

Camminando al rallentatore, Marco prende un plaid dall’armadio e libera la camera.

 

La mattina dopo, con un rumoroso colpo di clacson, il collega annuncia la sua presenza. Marco esce dicendo: – Ciao – più alla casa che a Lara. Non attende nemmeno la risposta.

Appena salito in macchina l’amico lo guarda: – Pronto?

- Prontissimo.

- Ho belle notizie.

- Ci sono tutte e due? – chiede Marco.

- Tutte e due.

- Le camere?

- Anche loro hanno una doppia.

- Stesso albergo?

- A due minuti dal congresso.

Scoppiano entrambi in una grande risata e si danno il cinque.

- Allora ti dispiace se questi li lascio qui?

- Basta che ce li ricordiamo al ritorno.

- Quelli te li posso anche lasciare, – dice Marco poggiando i libri sul sedile posteriore – ma questa, – gli mostra la fede al dito – mi raccomando. La metto nel cassetto del cruscotto.

 

Stefano Besi

Stefano Besi insegna grafologia con diploma ottenuto presso l’Agif e la Societé Française de Graphologie (SFDG). Dal 2008 è pasticciere professionista. Infine, è laureando in Psicologia del lavoro, con indirizzo comunicazione e marketing. Online scrive in breve su https://twitter.com/#!/lud_w e in lungo e in largo su www.controversi.net

[e] mofrank@gmail.com | Tutti gli articoli di

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