La città è pesante
La città subisce la sua storia
Strato su strato
Periferia che si sovrappone a periferia
Secoli e secoli di idee
Secoli di ideologie controverse
Lava magmatica cristallizzata nel substrato urbano
La città è un cristallo
L’uso è contaminazione
Polvere, fango, calcinacci, macerie, foglie secche e merda che si fanno terra fertile allo sviluppo del pensiero
Oggi il pensiero è multilaterale, si dice postmoderno, relativo
Ma già si pensa al postrelativo
Già si ricercano nuove verità inviolabili, pronte per essere violate
Nuove regole per nuovi abusi
Oggi il pensiero è alla ricerca di diverse città, oggi si ricercano città diverse
Oggi il pensiero cerca, strato dopo strato, la sua identità urbana
E la trova dietro ogni angolo, sotto ogni strato
Questa città di strati ne offre tanti
Qual è la tua città oggi?
Qual è la tua architettura?
Questa città oggi offre uno sguardo sulla storia, la sua storia, la storia del mondo contemporaneo, la sua regola
Ma già la storia smentisce se stessa, già il contemporaneo è altrove
Questa città oggi offre uno sguardo sul mondo, contaminato dalle idee
Ma oggi si rifiuta la contaminazione
Oggi si cerca la purezza, la norma
Oggi alla leggerezza si preferisce la gravità della verità unica, del codice facile da seguire, che riduce il pensiero a un precetto, che offre all’uomo un caldo giaciglio di consolazione
Che lingua parla questa città, qual è il suo codice?
Questa città è un mobile antico in una casa contemporanea
Abitiamo la città come tarli, nutrendoci di essa, rovinandola, usurandola
Smettendo di essere tarli, moriremmo
Possiamo scegliere se conservare il mobile rinunciando all’usura
Possiamo scegliere se nutrirci di essa fino a sbriciolarla
Questa città è una roccia spaccata a metà dal tempo e dall’usura
Ne leggiamo la stratigrafia
Ne rileviamo le crepe del tempo
La città è pesante, difficile da smuovere, eterna
Con fatica non possiamo che sopravvivere scavando tunnel
La città è massa magmatica
I suoi abitanti sono la gravità
Non possono agire senza conseguenze
Viviamo questa incongruenza da millenni
Per vivere occorre usare la città, usurarla, consumarla, frantumarla e sbriciolarla
Faccio mia questa città raccogliendone i frammenti
O meglio imparo a leggerne i mille codici come le facce delle monete gettate in una fontana
Città!
Chi ti affida un codice unico ti rende ostile
C’è chi ti affibbia un linguaggio, chiave di lettura unica e immutabile
Chi ti preserva, ti cristallizza, ti rende inospitale
C’è chi ti rode dentro senza limite, e ti distrugge
Ma c’è chi prova a interpretare l’incoerenza, il tuo dualismo innato
C’è chi ci vive dentro
L’incoerenza fa parte del nostro sopravvivere, ma fa parte anche della tua essenza
L’incoerenza è il segreto della tua eternità
La città è un cretto che ci lascia scorrere nelle sue crepe
Scelgo di insinuarmi nelle crepe naturali della storia
Scelgo le incoerenze
Chi ti vuole coerente ti condanna all’eterna immobilità
La città eterna eternamente immobile, inutile, contemplativa
Eppure c’è stato chi ti ha selvaggiamente sbriciolato
La tua essenza è già fatta di frantumi, eternamente ricomposti
La tua essenza è la contaminazione, il riciclaggio e il recupero di vecchie cose
Parliamo di cose, di macerie
Parliamo di case composte da macerie
Quali sono le tue macerie?
Hai fatto breccia e non solo nel cuore
Dalle macerie di una civiltà sono nate le basiliche
Barbari e Barberini alleati nel riuso urbano
Ancora oggi il riciclo dei barbari ripropone alternative
Una casa Girasole propone dissonanze simmetriche ricomponendo elementi di composizione
Una chiesa suburbana assembla elementi della storia, ferro e mattone, come ritrovamenti archeologici, iconografie sparse, angeli archetipi ritagliati nel marmo
Una teca, monolitica, si lascia attraversare da luce e sguardo, offrendo alla città la sua radiografia, offrendo alla città il suo contenuto, la pace
Un monolite lungo un kilometro viene assalito dalle spore umane, sopravvivendo a se stesso
Un quartiere popolare nasce dagli scarti di altri quartieri
Un simbolo della storia si regge su di uno sperone che ne fotografa il crollo
Antiche terme si trasformano in città, luogo di proteste, chiese, musei, planetari
Pezzi di quelle terme si ritrovano sparsi nella città
Quartieri destinati a esposizioni universali, si espongono al linguaggio moderno richiamando la storia
Cupole antiche sembrano ruote dentate
Cupole moderne inseguono la leggerezza di una vela
Un ponte molle si presta a incatenare le speranze d’amore con moderni rituali di coppia
Una tomba diventa un castello, sede di misteri e magie
Un dio asiatico rimane sottotraccia, un altro dio asiatico ne prende il posto, mischiando riti e magie
Una piazza di pietra diviene sede della borsa
La città vorrebbe la regola
La città vorrebbe la norma
Ma la città si forma ed esiste oltre la regola
La città abusiva diventa regolare imponendo le sue regole metanormative
La città regolare è abusiva, perché abusa di se stessa.
Abusando trova nuovi modi di essere, imprevisti
I nuovi centri sono commerciali, mentre il centro rilegge la sua storia, sempre la stessa
Il linguaggio cambia, si contamina
Ma la città per continuare a leggersi deve cambiare linguaggio, se di linguaggio di tratta quando si parla di città
La città per stare nel mondo deve parlare il linguaggio del mondo
Spaesamento, non è la rinuncia alla propria identità, ma la sensazione di alienazione in un mondo che non ci appartiene
Ma per appartenere al mondo dobbiamo essere un po’ spaesati
Per appartenere al mondo dobbiamo perdere un po’ della massa che ci circonda, portarne dietro i frantumi e ricomporla con i frammenti del mondo
Un ponte diventa una piazza
Un giardino diventa quartiere liberty
Un anello stradale diventa confine naturale, misura di tutte le distanze urbane
Una muraglia, simbolo di forza, denuncia la debolezza della sua civiltà
La città è un processo

Giulio Castagnaro
Sono nato a Roma nel 1984. Dopo il diploma di liceo classico ho frequentato il corso di Illustrazione e Animazione presso l’Isituto Europeo di Design, al termine del quale ho intrapreso la carriera di disegnatore.
Ho avuto diverse esperienze lavorative, tra cui collaborazioni con studi grafici, studi pubblicitari e riviste del settore.
Attualmente faccio parte di uno studio creativo (Studio Pilar) e collaboro con lo IED Roma nel ruolo di assistente del corso di illustrazione.
[e] giulio.castagnaro@gmail.com [w] giuliocastagnaro.blogspot.com
Giulio Pascali è nato a Pisa il 9 agosto 1971. E’ architetto laureato presso la Facoltà di Roma La Sapienza nel 1996. È socio fondatore dell’associazione Amate L’Architettura – Movimento per l’architettura contemporanea (www.amatelarchitettura.com) e dell’associazione di promozione sociale Urban Experience (www.urbanexperience.it). Vive e lavora a Roma presso una importante società di gestione immobiliare come Program Manager per interventi di sviluppo immobiliare in Italia e all’estero. Ha svolto incarichi di collaborazione per progetti architettonici e impiantistici presso il Ministero degli Affari Esteri, la Ferrari, la Nuova Fiera di Roma. È stato membro del comitato di redazione della rivista AR. Si interessa alla promozione dell’architettura contemporanea e alle potenzialità offerte dalla rivoluzione digitale sui nuovi approcci partecipativi alla realtà urbana e alle influenze che l’approccio cognitivo dei social network offre alle metodologie progettuali. Recentemente ha organizzato il concorso di fotografia “Finding Flaminio”, il “Kinetic Radio Raid Roma” e il “Walkshow Architettura 2.0” disegnando percorsi ludico partecipativi mirati al coinvolgimento degli utenti cittadini per un utilizzo più attento e consapevole della città.