Periodico Telematico di informazione
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
La città eterna tra gravità e leggerezza

doppiaentrata-particolare 

 

La città è pesante

La città subisce la sua storia

Strato su strato

Periferia che si sovrappone a periferia

Secoli e secoli di idee

Secoli di ideologie controverse

Lava magmatica cristallizzata nel substrato urbano

La città è un cristallo

L’uso è contaminazione

Polvere, fango, calcinacci, macerie, foglie secche e merda che si fanno terra fertile allo sviluppo del pensiero

Oggi il pensiero è multilaterale, si dice postmoderno, relativo

Ma già si pensa al postrelativo

Già si ricercano nuove verità inviolabili, pronte per essere violate

Nuove regole per nuovi abusi

Oggi il pensiero è alla ricerca di diverse città, oggi si ricercano città diverse

Oggi il pensiero cerca, strato dopo strato, la sua identità urbana

E la trova dietro ogni angolo, sotto ogni strato

Questa città di strati ne offre tanti

Qual è la tua città oggi?

Qual è la tua architettura?

Questa città oggi offre uno sguardo sulla storia, la sua storia, la storia del mondo contemporaneo, la sua regola

Ma già la storia smentisce se stessa, già il contemporaneo è altrove

Questa città oggi offre uno sguardo sul mondo, contaminato dalle idee

Ma oggi si rifiuta la contaminazione

Oggi si cerca la purezza, la norma

Oggi alla leggerezza si preferisce la gravità della verità unica, del codice facile da seguire, che riduce il pensiero a un precetto, che offre all’uomo un caldo giaciglio di consolazione

Che lingua parla questa città, qual è il suo codice?

Questa città è un mobile antico in una casa contemporanea

Abitiamo la città come tarli, nutrendoci di essa, rovinandola, usurandola

Smettendo di essere tarli, moriremmo

Possiamo scegliere se conservare il mobile rinunciando all’usura

Possiamo scegliere se nutrirci di essa fino a sbriciolarla

Questa città è una roccia spaccata a metà dal tempo e dall’usura

Ne leggiamo la stratigrafia

Ne rileviamo le crepe del tempo

La città è pesante, difficile da smuovere, eterna

Con fatica non possiamo che sopravvivere scavando tunnel

La città è massa magmatica

I suoi abitanti sono la gravità

Non possono agire senza conseguenze

Viviamo questa incongruenza da millenni

Per vivere occorre usare la città, usurarla, consumarla, frantumarla e sbriciolarla

Faccio mia questa città raccogliendone i frammenti

O meglio imparo a leggerne i mille codici come le facce delle monete gettate in una fontana

Città!

Chi ti affida un codice unico ti rende ostile

C’è chi ti affibbia un linguaggio, chiave di lettura unica e immutabile

Chi ti preserva, ti cristallizza, ti rende inospitale

C’è chi ti rode dentro senza limite, e ti distrugge

Ma c’è chi prova a interpretare l’incoerenza, il tuo dualismo innato

C’è chi ci vive dentro

L’incoerenza fa parte del nostro sopravvivere, ma fa parte anche della tua essenza

L’incoerenza è il segreto della tua eternità

La città è un cretto che ci lascia scorrere nelle sue crepe

Scelgo di insinuarmi nelle crepe naturali della storia

Scelgo le incoerenze

Chi ti vuole coerente ti condanna all’eterna immobilità

La città eterna eternamente immobile, inutile, contemplativa

Eppure c’è stato chi ti ha selvaggiamente sbriciolato

La tua essenza è già fatta di frantumi, eternamente ricomposti

La tua essenza è la contaminazione, il riciclaggio e il recupero di vecchie cose

Parliamo di cose, di macerie

Parliamo di case composte da macerie

Quali sono le tue macerie?

Hai fatto breccia e non solo nel cuore

Dalle macerie di una civiltà sono nate le basiliche

Barbari e Barberini alleati nel riuso urbano

Ancora oggi il riciclo dei barbari ripropone alternative

Una casa Girasole propone dissonanze simmetriche ricomponendo elementi di composizione

Una chiesa suburbana assembla elementi della storia, ferro e mattone, come ritrovamenti archeologici, iconografie sparse, angeli archetipi ritagliati nel marmo

Un museo si arrocca su se stesso lasciando libero lo spazio, la sua massa informe lascia spazio alla continuità urbana, dentro e fuori di esso

Una teca, monolitica, si lascia attraversare da luce e sguardo, offrendo alla città la sua radiografia, offrendo alla città il suo contenuto, la pace

Un monolite lungo un kilometro viene assalito dalle spore umane, sopravvivendo a se stesso

Un quartiere popolare nasce dagli scarti di altri quartieri

Un simbolo della storia si regge su di uno sperone che ne fotografa il crollo

Antiche terme si trasformano in città, luogo di proteste, chiese, musei, planetari

Pezzi di quelle terme si ritrovano sparsi nella città

Quartieri destinati a esposizioni universali, si espongono al linguaggio moderno richiamando la storia

Cupole antiche sembrano ruote dentate

Cupole moderne inseguono la leggerezza di una vela

Un ponte molle si presta a incatenare le speranze d’amore con moderni rituali di coppia

Una tomba diventa un castello, sede di misteri e magie

Un dio asiatico rimane sottotraccia, un altro dio asiatico ne prende il posto, mischiando riti e magie

Una piazza di pietra diviene sede della borsa

La città vorrebbe la regola

La città vorrebbe la norma

Ma la città si forma ed esiste oltre la regola

La città abusiva diventa regolare imponendo le sue regole metanormative

La città regolare è abusiva, perché abusa di se stessa.

Abusando trova nuovi modi di essere, imprevisti

I nuovi centri sono commerciali, mentre il centro rilegge la sua storia, sempre la stessa

Il linguaggio cambia, si contamina

Ma la città per continuare a leggersi deve cambiare linguaggio, se di linguaggio di tratta quando si parla di città

La città per stare nel mondo deve parlare il linguaggio del mondo

Spaesamento, non è la rinuncia alla propria identità, ma la sensazione di alienazione in un mondo che non ci appartiene

Ma per appartenere al mondo dobbiamo essere un po’ spaesati

Per appartenere al mondo dobbiamo perdere un po’ della massa che ci circonda, portarne dietro i frantumi e ricomporla con i frammenti del mondo

Un ponte diventa una piazza

Un giardino diventa quartiere liberty

Un anello stradale diventa confine naturale, misura di tutte le distanze urbane

Una muraglia, simbolo di forza, denuncia la debolezza della sua civiltà

La città è un processo

 

 

Giulio Castagnaro 

Sono nato a Roma nel 1984. Dopo il diploma di liceo classico ho frequentato il corso di Illustrazione e Animazione presso l’Isituto Europeo di Design, al termine del quale ho intrapreso la carriera di disegnatore.

Ho avuto diverse esperienze lavorative, tra cui collaborazioni con studi grafici, studi pubblicitari e riviste del settore.

Attualmente faccio parte di uno studio creativo (Studio Pilar) e collaboro con lo IED Roma nel ruolo di assistente del corso di illustrazione.

[e] giulio.castagnaro@gmail.com [w] giuliocastagnaro.blogspot.com

 

Giulio Pascali

Giulio Pascali è nato a Pisa il 9 agosto 1971. E’ architetto laureato presso la Facoltà di Roma La Sapienza nel 1996. È socio fondatore dell’associazione Amate L’Architettura – Movimento per l’architettura contemporanea (www.amatelarchitettura.com) e dell’associazione di promozione sociale Urban Experience (www.urbanexperience.it). Vive e lavora a Roma presso una importante società di gestione immobiliare come Program Manager per interventi di sviluppo immobiliare in Italia e all’estero. Ha svolto incarichi di collaborazione per progetti architettonici e impiantistici presso il Ministero degli Affari Esteri, la Ferrari, la Nuova Fiera di Roma. È stato membro del comitato di redazione della rivista AR. Si interessa alla promozione dell’architettura contemporanea e alle potenzialità offerte dalla rivoluzione digitale sui nuovi approcci partecipativi alla realtà urbana e alle influenze che l’approccio cognitivo dei social network offre alle metodologie progettuali. Recentemente ha organizzato il concorso di fotografia “Finding Flaminio”, il “Kinetic Radio Raid Roma” e il “Walkshow Architettura 2.0” disegnando percorsi ludico partecipativi mirati al coinvolgimento degli utenti cittadini per un utilizzo più attento e consapevole della città.

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