Qualcosa non va nella mia testa, pensa Marco, sono le sette di mattina. Osserva ancora l’orologio per essere sicuro, poi lo appoggia sul comodino e si gira nel letto cercando una posizione comoda che lo faccia di nuovo addormentare. Ma non esiste più una posizione comoda. La ragazza al suo fianco respira. Qualcuno in un’altra stanza tira lo sciacquone. Marco si avvicina all’orecchio della ragazza e si ferma a una distanza sufficiente a sentire il suo calore, un millimetro prima di toccarla veramente. Avrebbe voglia di baciarla, ma è immersa nel sonno, e quel riposo rilassato e stanco sembra colmo di pace. Marco esita. E la sua testa si sveglia sempre di più. Tanto vale alzarsi e aprire le tende.
La luce illumina la stanza e la ragazza nasconde il viso sotto il cuscino.
- C’è una vista bellissima.
Ma la risposta non arriva. Nonostante questo, Marco è soddisfatto: ha tutta la città sotto di sé, dal pavimento al soffitto c’è solo vetro e panorama, e in una città dove non conosci nessuno puoi stare davanti alla finestra – senza provare vergogna – completamente nudo. Marco attende in piedi che un minimo pudore si faccia strada. Ma nulla accade. Una moltitudine di occhi potrebbe vederlo dalle finestre degli altri palazzi, qualcuno forse anche dal piazzale davanti all’albergo, ma il pudore si è perso. Il che significa, riflette Marco, che più conosci una persona e più il suo giudizio ti impedisce di essere te stesso: a casa sarebbe bastato il rischio di essere visto da un vicino.
- L’hai mai fatto dove ti possono vedere?
Silenzio. È l’unico sveglio nella stanza, ma forse nella 512 anche Riccardo è stato vittima dell’orario d’ufficio. Non può essere lui l’unico schiavo dell’abitudine. Controlla nello specchio del bagno se la sua faccia ha qualcosa di anormale. Prende un asciugamano e si copre come se fosse appena uscito dalla doccia. Sono tre metri, magari la sua si è già svegliata.
- Torno subito – dice, sperando che almeno qui qualcuno gli chieda di restare. Chiude la porta e a piedi scalzi, solo l’asciugamano addosso, copre la distanza tra la 516 e la 512. Tre colpi veloci. Attende. Dai Riccardo, forza, non dormirai ancora?
La porta si apre.
- Sei tu?
- Sì, credo di essere io. Dai, fammi entrare.
Marco spinge l’amico all’interno della stanza. Riccardo si siede sul letto e poi si butta all’indietro.
- Com’è andata? – chiede Riccardo guardando il soffitto.
- Direi bene. Ma dorme ancora. Speravo di trovare più allegria qui.
- Ce n’è stata. Saranno due ore che dormiamo.
- L’aereo è alle 17.
- Lo so.
- Non ti sembra che dovremmo dare tutto?
Riccardo si rimette seduto e sbadiglia: – Che fai solo con l’asciugamano?
- Niente, è evidente che non faccio niente.
- Stasera dovrai fare pace. Non puoi tornare completamente distrutto.
- Il convegno di dodici ore non basta come scusa?
- Fa’ come ti pare. Ma qui dormiamo un altro po’.
Marco torna alla sua stanza. Si sente accerchiato dalla noia. Con una mano regge l’asciugamano e con l’altra piega la maniglia. La porta non si apre. La chiave! Ha dimenticato la scheda magnetica. Bussa alla porta. Niente. E dai cazzo, alzati. Aspetta un minuto, poi bussa con forza sperando che nelle stanze vicine non ci siano persone suscettibili. Nulla, la ragazza non apre. Torno a dormire da Riccardo. Speriamo che almeno non si sia già riaddormentato.
Si gira per tornare alla 512 ma dietro di lui c’è una ragazza, una ragazza vestita in modo elegante.
- Un homme nu! – grida. Poi scoppia a ridere.
Marco la guarda: – Non parlo francese – le dice.
- Ho detto: un uomo nudo. Non era difficile.
Marco le guarda il sorriso: – Sono rimasto chiuso fuori. Se la vedi dal mio lato non è divertente.
- Vuoi qualcosa per coprirti?
- Sì, sarebbe utile avere qualcosa addosso oltre all’asciugamano.
La ragazza lo squadra dalla testa ai piedi.
- Suivez-moi. Vuol dire seguimi. Nella mia stanza ho qualcosa. Dopo puoi andare a chiedere il passepartout.
Marco cammina qualche passo dietro la ragazza, ma può immaginarla sorridere. Anzi, è certo che stia sorridendo. O forse lo spera così tanto che ne è sicuro. Con quel sorriso divertito che aveva quando ha gridato in francese. Lei si lascia seguire, come fosse un’esca per un essere umano. Cammina portando la gamba destra avanti e poi superandola con la gamba sinistra. Ancora la destra e poi la sinistra. Marco si chiede cosa c’è di strano, cosa c’è di diverso in quel camminare, la segue lungo tutto il piano, e tutto quello che vuole Marco è che questa donna lo porti nella sua stanza. Lei continua a camminare, lo porta a spasso, finché si ferma davanti a una porta e la apre. Fissandolo negli occhi gli dice: – Prego.
Marco non si fa domande, il suo asciugamano è diventato ancora più imbarazzante.
- Io qui ci lavoro, – dice lei mostrando il passepartout. E gli chiude la porta alle spalle.
Marco la riapre subito. Legge 516. La ragazza si allontana lungo il corridoio. Vorrebbe dirle qualcosa, ma le parole non vengono su.
Lei si gira e con gli occhi che ridono dice: – Un homme nu!
Marco continua a guardarla finché non sparisce dietro l’angolo, poi cerca di sentire il rumore dei passi sulla moquette del corridoio. Vorrebbe seguirla, ma le mani richiudono la porta. Non parli francese, si dice.
Nella stanza è ancora tutto silenzio. Marco si sdraia sopra il lenzuolo e sopra la schiena della ragazza.
- Dove sei stato? – chiede lei senza girarsi.
Marco le morde il collo fino a farle male, poi risponde: – Non lo so.
Stefano Besi insegna grafologia con diploma ottenuto presso l’Agif e la Societé Française de Graphologie (SFDG). Dal 2008 è pasticciere professionista. Infine, è laureando in Psicologia del lavoro, con indirizzo comunicazione e marketing. Online scrive in breve su https://twitter.com/#!/lud_w e in lungo e in largo su www.controversi.net