Periodico Telematico di informazione
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 630/99 del 24 Dicembre 1999
 

Nella fiction, in tv, nei film, la periferia è spesso usata come sinonimo di “repressione”. E’ il luogo di “ampi spazi e piccolo menti (“wide lawns and narrow minds”), per dirla alla Earnest Hemingway. Ma rappresentazioni della periferia hanno assunto forme diverse, ultimamente.

A dispetto della rapida urbanizzazione, non conosciamo davvero abbastanza delle città e di chi ci vive. Parole come “degrado” e “privazione” sono frequentemente utilizzate per descrivere la periferia, riconoscendogli mai, o quasi mai, la capacità di crescita e di cambiamento che, invece, gli appartiene. E’ questa capacità che attrae le persone verso la città e che le rende incredibili motori di trasformazione. Non ha senso per le persone restare in provincia, nei paesini, dove scarso è il lavoro, basso il reddito, minime le opportunità quanto la città offre chance di un futuro più brillante. Invece di rimuginare sui problemi causati dalla crescita esponenziale delle città l’attenzione dovrebbe essere spostata verso il ripensamento e la rivisitazione dell’immagine, e della percezione, della periferia, della città, dell’urbanizzazione.

L’urbanizzazione e’ tutto fuorché un fenomeno nuovo. La maggior parte dei paesi industrializzati ed occidentali ha dimenticato, rimosso la povertà che gli era propria e le migrazioni di milioni di persone dai villaggi verso i centri urbani in crescita soltanto un secolo fa. Molti sobborghi oggi ampiamente gentrificati di queste città erano a loro volta periferie degradate ma il tempo li ha trasformati in aree di interesse, anche storico, laddove la stratificazione e le vicende raccontano la storia ed il patrimonio della città e del paese cui appartengono. Eppure soltanto pochi progetti di sviluppo e riqualificazione delle periferie riconoscono il potenziale di trasformazione che portano con se’ come un valore reale per chi vi vive ed ha contribuito ad animarle.

La visione di un nuovo futuro urbano richiede di rivalutare il nostro approccio alle periferie. Il nome stesso evoca immediatamente immagini di squallore, crimine, degrado fisico, sociale, culturale- Eppure sono in periferia le imprese, l’innovazione, la creatività ed i lavori fisicamente più impegnativi. A dispetto dell’apparente caos, le periferie sono vitali ed energiche, efficienti e determinate. Niente e’ sprecato, e nessuna opportunità viene disattesa. La cultura delle periferie e’ costruita  sulla conoscenza esclusiva che le comunità locali possiedono ed utilizzano per affrontare le sfide quotidiane cui sono chiamate. Questa conoscenza locale – prodotta & patrimonio della  comunità – è cruciale per resilience, la crescita, la vitalità delle migliaia di insediamenti più o meno in-formali ed in-formalizzati delle nostre città, anche dove minacciati da piani di sviluppo e di re-design delle città che non ne riconoscono la forza né le necessità.

Sotto il profilo culturale, i residenti nelle periferie sono poco inclini a definirsi e a definire il proprio inquadramento attraverso il posto in cui vivono. Ma questo, d’altro canto, li abilita e li motiva a scegliere e selezionare amici e contatti “altrove” nella città, ed in un grado tale da formare un vero e proprio social network.

La mancanza di un significato culturale proprio che le è spesso attribuita ha finito con il definirla “una terra di mezzo”, sorta di “limbo”, a dire: “e’ tale la percezione di inconsistenza delle periferia, di vuoto culturale ed estetico che quest’assenza di significato finisce con il diventare una sorta di “presenza”. Ed il fatto che un senso di identità non sia connaturato al paesaggio della periferia contribuisce senz’altro alla “stilizzata vacuità della vita suburbana” che vediamo regolarmente rappresentata nell’interpretazione che i media ne forniscono.

“La periferia esiste soltanto come uno spazio non vissuto, fuori dall’esperienza e privo di storia…socialmente, queste comunità non hanno storia, tradizione nè strutture definite, istituzioni, rituali convenzionali …”.

In questo numero di eZine vi dimostriamo che si sbagliano, che affermazioni come queste sono ormai fuori luogo, e fuori tempo.

[Ph. http://www.flickr.com/photos/ciocci/]

 

 

Barbara Marcotulli

Attualmente Project Manager per Promoroma , ha maturato lunga esperienza nel settore della valorizzazione del territorio attraverso le attività legate all’innovazione, al turismo, alla cultura. Esperta di comunicazione e social marketing ha maturato numerose esperienze in ambito internazionale, anche nell’ambito di programmi EU, e collabora con importanti brand in qualità di consulente sui temi del turismo culturale e dell’heritage interpretation. E’ corrispondente per blog e magazine italiani e stranieri, e formatore in materia di eventi culturali e marketing territoriale. Appassionata viaggiatrice, raccoglie appunti su fogli volanti che hanno la tendenza ad andare regolarmente smarriti. Ha una spiccata propensione ad inciampare, ed a smarrire apparecchiature elettroniche ma non perde mai il senso dell’orientamento. Ogni tanto non disdegna un gelato.

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