Lo scrigno della memoria

Ci troviamo in una camera abissale, alcune margherite essiccate sono disposte ad arte su un pavimento di sabbia nera: uno scrigno della memoria.

“Quel che rimane 2” è il nuovo lavoro che Daniela Perego ha pensato per lo spazio Y a Roma, un luogo autogestito da artisti. Si tratta di un’opera-ambiente che annulla lo spazio espositivo convenzionale: le pareti e il soffitto della galleria sono verniciati di nero, sul pavimento uno strato di sabbia ferrosa sottratta dalle spiagge dell’isola d’Elba, alcune margherite essiccate.
Da qualche anno il lavoro di Daniela è focalizzato sull’idea di “perdita”, la morte dei genitori ha generato una “crisi”, influenzando la ricerca sul senso della morte, sulla mancanza, su ciò che rimane. Daniela mi ha raccontato di cogliere e conservare una piccola margherita ogni volta che va al cimitero a trovare i propri genitori, un gesto semplice, denso di significato. Un piccolo segmento di congiunzione utile a mantenere vivo un contatto.
L’idea della morte è inaccettabile, in tutti i casi è meglio evitarla. Daniela non mette in scena un’estetica della morte, ma la sua scia, nulla di macabro, anzi…
Ho visto di recente alcuni lavori su tela che mi piacciono molto, possono essere considerati un progetto preparatorio per questa installazione. Sono delle superfici monocrome dipinte a tempera su cui Daniela incolla fiori essiccati, un collage floreale.
Questi nuovi lavori sono da considerarsi un riepilogo generale di tutto il percorso, tappe di ricerca riassunte.
E’ come se Daniela stesse guardando indietro, esaminando i singoli elementi dei suoi cicli di opere, per poi ricombinarli nuovamente, dalle installazioni con cui ha esordito nei primi anni Novanta, alle proiezioni, fotografie e video.
La nuova installazione condensa tutta l’esperienza precedente in un gesto elementare, umile e leggero, c’è l’intenzione di prosciugare il lavoro fino all’essenza, all’anima delle cose.
E’ questo, dal mio punto di vista, ciò che rimane di una riflessione sulla morte: un ricordo condensato.
Deve essere successo qualcosa di intimamente sconvolgente. Per anni Daniela ci ha abituato ad una riflessione su se stessa come modello femminile universale, un lavoro autobiografico condivisibile, specialmente nelle fotografie e nei video. Dopo la morte della madre è cambiato tutto, il soggetto autoreferenziale condivisibile si è fatto da parte, dando spazio ad un’idea più alta. Come se quel pensiero embrionale, immerso in un liquido amniotico, che ha caratterizzato tutto il suo lavoro fino ad un certo punto, avesse rotto le acque per venire al mondo. La cosa più interessante di questo cambiamento, a mio avviso, è la rivalutazione e il recupero di alcune materie “plastiche”, usate per realizzare i primi lavori, poi evoluti nella fotografia e nel video. Ora Daniela fa un passo indietro per balzare in avanti: è un processo di maturazione intenso, non un semplice cambiamento, piuttosto una precisazione di scopi, uno sganciare zavorre per arrivare all’essenza del discorso. Nei nuovi lavori, le tele monocrome con fiori, l’atto creativo è semplice, entrano in gioco pochi elementi, generando una grazia diffusa.
C’è una maestria nella gestione della materia, permessa dall’esperienza e dalla maturità: dall’uso del colore a tempera, perfettamente opaco, assorbente, fino all’incollaggio impercettibile dei fiori essiccati. L’impressione è di perdersi in uno spazio, sono finestre su costellazioni architettate.
L’installazione all’interno dello spazio Y, è una naturale trasposizione ambientale di queste recenti opere su tela, come se le superfici diventassero spazi abitabili. Questo rientra perfettamente nelle dinamiche operative di Daniela, che non si è mai limitata alla convenzione del quadro; persino nel periodo in cui era concentrata sulla fotografia, emergeva una necessità di appartenere ad un luogo, generare uno spazio emozionale.
“Quel che rimane 2” è solo l’inizio di un percorso di rinnovamento, una ritrovata manualità del pensiero che nella sua semplicità amplifica le possibilità espressive.
Saremo soli ad un certo punto a pensare ciò che rimarrà di noi, la nostra essenza…
Contento di farne parte, in amicizia di fondo, in stima di margherite.

Giugno 2016
Roberto Pietrosanti


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