Palazzo Pallavicini - Bologna

• Le origini

La ristrutturazione in corso degli interni non può che ridestare l’architettura mozzafiato del palazzo che, come riferisce la storica dell’arte Elisabetta Landi nel suo studio “Gianluca e Giuseppe Pallavicini: la cultura e le committenze artistiche e musicali”, fu attribuita da Giuseppe Guidicini (1763 – 1837) agli architetti Paolo Canali e Luigi Casali, commissionati dalla famiglia Isolani nel 1557, giunti a Palazzo dopo i Sala (1493), al tempo della dominazione dei Bentivoglio, e di alcune nobili famiglie bolognesi come i Villa, i Volta e i Marsili.
La folgorante e monumentale scalinata di benvenuto e il salone con soffitto a lanterna, che è il più alto della città insieme a quello di Palazzo Ranuzzi, furono opera di Paolo Canali, mentre le sale vennero fastosamente decorate dai dipinti di Giovanni Antonio Burrini nel 1690.

• L’arrivo del Maresciallo Conte Pallavicini

Il palazzo fu poi scelto come abitazione per il suo prestigio dal maresciallo Gian Luca Pallavicini (Genova, 1697-1773), condottiero e ministro dell’impero di Carlo VI d’Asburgo e di sua figlia, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e madre della Maria Antonietta regina di Francia decapitata durante la Rivoluzione Francese.
Col Pallavicini, l’edificio divenne la sede di una corte europea dagli scenari di una vera e propria reggia. Vì s’intrecciarono rapporti con la diplomazia internazionale sullo sfondo di feste, banchetti, concerti e il passaggio di teste coronate. Memorabile fu il corteo che si svolse nel 1764 per celebrare l’“Entrata del Gonfalonierato” − il senator Davia, “Pari di Scozia” e Gentiluomo di Camera del Duca di Modena −, quando i più notabili del tempo ascesero la scala monumentale del Palazzo tra fiaccole e musiche, offrendo alla città uno spettacolo senza pari.

• Mozart a Palazzo

Ma fu la sera del 26 marzo 1770 che Palazzo Pallavicini visse un momento di preminente importanza storica, che vide il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart esibirsi nel salone del Burrini alla presenza dell’alta aristocrazia europea e di settanta dame cittadine. Con grande orgoglio, il 28 marzo il conte scrisse al ministro Firmian: “Si tenne a questo fine Lunedì sera in mia casa una conversazione di 70 dame alla quale intervennero il Sig.e Cardinale Legato, i Sig.ri Principi di Holstein, e quasi tutta la nobiltà, e il giovane professore vi diede prove così ammirabili del suo sapere, che nella tenera sua età sembrerebbero incredibili a chi non le vede…”.
Il bambino prodigio era arrivato a Bologna con il padre Leopold il 24 marzo e Gian Luca, che era un fine intenditore, non se lo fece scappare. I Mozart, infatti, furono ospiti del maresciallo a più riprese, anche nella Villa della Croce del Biacco durante l’estate e al palazzo in città nell’autunno seguente, dove videro luce le celebri antifone Cibavit eos, Quaerite primum regnum Dei e con ogni probabilità il minuetto in Mi Bemolle Maggiore K 94.
A Palazzo Pallavicini, Mozart incontrò i grandi protagonisti della musica europea, come Misliveček, Vanhalle, Farinelli, il musicologo Charles Burney (“Incontrai il celebre piccolo tedesco… nel palazzo del principe Pallavicini”) e padre Martini, e con le sue visite rinnovò il gusto musicale in città: “Dal Pallavicino… nel terrazzo c’erano molti suonatori che facevano deliziose sinfonie” (M. Oretti).

• Una corte europea nel cuore di Bologna

Nelle sale della residenza si avvicendarono altri e importanti episodi di storia internazionale, che videro passare i protagonisti della politica del tempo: dalla giovane principessa Maria Carolina d’Asburgo, che nel 1768 fu scortata a Napoli dal maresciallo Pallavicini per incontrare Ferdinando di Borbone, suo futuro sposo, al granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, con la moglie Maria Luisa di Borbone Spagna, e l’imperatore d’Austria Giuseppe II nel 1769. Il tutto accompagnato da teatrali festeggiamenti, come la memorabile corsa dei “cavalli barbari”, organizzata nel 1775 lungo via San Felice per l’arrivo dell’arciduca Massimiliano.

• Gli anni di Giuseppe Pallavicini

La magnificenza del Palazzo s’incrementò negli anni a seguire con il conte Giuseppe Pallavicini (1756-1818), che raggiunta la maggiore età e divenuto proprietario dell’edificio, indisse nuovi cantieri, documentati nel dettaglio grazie alle numerose carte dell’archivio di famiglia. Cresciuto con la formazione degna di un sovrano, egli decise di trasformare il palazzo in uno stabilmento neoclassico d’avanguardia di altissimo livello e, in vista delle sue nozze (1776), interpellò grandi protagonisti della civiltà artistica del tempo, tra cui l’architetto Raimondo Compagnini, lo scultore Giacomo Rossi, il quadraturista David Zanotti, e i figuristi Filippo Pedrini e Giuseppe Antonio Valliani.
Ne sono tutt’oggi testimoni le affascinanti decorazioni interne al palazzo. Si pensi all’affresco de L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo come Cibele Madre di tutti i popoli, dipinto tra il 1791 e il 1792 dal bolognese Pietro Fabbri sul soffitto di una sala al piano nobile: un’opera straordinaria e unico esempio al mondo, realizzato non a caso nell’anno in cui la figlia Maria Antonietta languiva nella prigione del Tempio a Parigi. Oppure alle decorazioni in stucco realizzate da Giacomo Rossi sulle pareti delle grandi sale del “Camerone” e dei “Conviti”, con un repertorio di candelabre à la greque impareggiabile per estensione. Lo stesso splendore si ravvisa nella decorazione pittorica realizzata dalla squadra di artisti composta da Giuseppe Antonio Valliani e i figuristi Emilio Manfredi e Francesco Sardelli, i cui lavori testimoniano il gusto per l’antico che si ripete nelle varie sale. Rilevante fu la collaborazione del pittore bolognese Filippo Pedrini, autore di due soffitti ambientati nei paesaggi di Vincenzo Martinelli, in omaggio alle origini mercantili dei Pallavicini, e quella di Serafino Barozzi, autore delle ghirlande fiorite dipinte lungo le pareti della sala dei “Conviti” (motivo ornamentamentale che egli eseguì allo stesso modo nella reggia estiva dell’Oranienbaum per Caterina di Russia).
Il percorso nei cantieri neoclassici di Palazzo Pallavicini ha il suo coronamento nella biblioteca, destinata ai diciottomila volumi del conte Gian Luca, dove si assiste a un altro unicum della pittura bolognese, che vede la data “1792” e la firma del quadraturista, nonché autore della biblioteca, Flaminio Minozzi sulla cupola della sala, quale evento raro per un affresco nella storia dell’arte.

Tanta maestosità e prestigio, dunque, in un luogo le cui pareti traspirano le memorie di un tempo e dove, fra storia e stili epocali, rivivono ancora i personaggi del passato. Tutto questo, finalmente, in via di rinascita e rigenerazione di un edificio di grande pregio, il quale si prepara a riservare grandi sorprese alla città di Bologna con un programma culturale straordinario, a partire da settembre 2017.


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Inserito da CULTURALIA il 13 luglio 2017